l’amico del cuore

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E’ una spalla su cui piangere. Anzi la spalla. Gentile, disponibile, spesso carino, non si tira indietro mai, se c’è da offrire comprensione per una mezz’oretta di confidenze o pianti liberatori.

Ha l’innata e rara capacità di trovare la battuta giusta al momento giusto, le parole che alleviano il dolore acuto delle lame rotanti che ti frullano nella zona diaframmatica. Non si erge a giudice, non critica, non minimizza il tuo dolore, facendoti sentire una piccola, sciocca donna senza spina dorsale.

E’ pacato, razionale ma senza eccessi, dolce, protettivo. Ti accetta (dal latino “accipere”), comprende quello che dici semplicemente perché ti ascolta con attenzione. Puoi chiamarlo nel cuore della notte: troverà la forza di non mandarti a cagare nemmeno se stava sognando un incontro bollente con Megan Fox. Al tuo “stavi dormendo?” risponderà “no, avevo appena finito di affettare le verdure per il minestrone di domani”. E si distenderà sul letto con aria mite, disponendosi all’ascolto.

Di solito l’amico del cuore non ha moglie, anche perché, se l’avesse, potrebbe solo sognarsi di darvi una mano, e voi non dovreste fare altro che archiviarlo. Al massimo ha una ragazza che lo lascia sufficientemente libero, alla quale difficilmente confesserà del rapporto speciale che lo lega a voi: in questo caso sarebbe lapidato o buttato fuori dall’auto in corsa.

Talvolta l’amico è gay, e in questo caso la sua sensibilità nei vostri confronti diventa addirittura superlativa. Salvo gelosie di compagni che faticano a capire cosa ci trovi, lui, in una donna.

L’amico del cuore è un piccolo tesoro: auguratevi solo che, un bel giorno, non ve lo troviate addosso, con le braccia a guisa di tentacoli di piovra. In questo, malaugurato caso, avreste avuto l’incommensurabile sfiga di imbattervi nel clone malriuscito del dolce confidente: il paraculo.

The Rembrandts – I’ll be there for you

* La scultura (di sabbia) è di Eric Kilby

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