quattro venti

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Il demiurgO piantava fiori e bombe che prima o poi sarebbero esplose.

Prima o poi.

Una vita ad aspettare l’elargizione di zuccherini, uno ogni tanto, o colpi di rasoio.

Sperando nel taglio decisivo, per accelerare l’agonia.

Dopo mille morti attese, invece, un risveglio tardivo.

Seduta composta – come si conviene a un donnino perbene – espressione compunta/solenne, pelle sciupata dal passare del tempo, “ella” attende la risoluzione, anche se i conti non son tornati mai.

In fondo – si dice – la vita può sorprendere, può farti un regalo che non ti aspettavi.

Un regalo bello: chiamalo pure risarcimento, perchè è il suo nome.

Però i conti non tornano, e la mannaia non arriva mai del tutto inattesa.

Tu seminavi timide speranze mentre il demiurgO ti piantava dentro fiori e bombe che sarebbero esplose.

Prima, o poi.

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venticinque aprile duemiladodici, ore venti e nove

Vorrei una Liberazione metafora.
Anche.
Anche? Ancora?
Ma no.
La vorrei anch’io. Una liberazione di corpo, anima, sentimenti.
Un disgelo, un risveglio. Una rivelazione.
Lo dici sempre. Con parole diverse, ma lo dici sempre.
Che ne sai, tu, di desideri ed intenzioni.
Quanto basta.

Leggo quello che leggi. Respiro quello che respiri. Mangio quello che mangi. So quello che sai.
L’avresti mai detto che in un pomeriggio di fine aprile, non più freddo (ma non ancora caldo), ti saresti data un gran da fare a leggere un “libro improponibile”?
No.
Mai dire mai. Sbandieri cinismo e ostilità preconcetta, ma vuoi solo salvarti. Come tutti.
L’autore del tuo libro in corso di lettura è un “trainer per imbonitori di televendite”.
Uso le parole che ami usare.
Pensavo fosse uno psicologo.
E’ un coach. Tedesco. Un coach tedesco.
Il limite estremo dell’orrore più perverso?
Un punto di vista. Modo di pensare. Filosofia di vita.
Oppure un tizio che fa soldi distribuendo consigli e dritte su come comportarsi per essere felici.
Parole esagerate.
Sì, ma è ciò a cui tutti ambiscono. Ovviamente il concetto di felicità è soggettivo, ma sullo stato di benessere  assoluto che provocherebbe non c’è disomogeneità di opinioni.
Suggerire di agire in un modo, piuttosto che in un altro, non è molto diverso dall’insegnare ad essere “manager” di se stessi.
Che brutte parole. Cacofoniche. Moderne per forza. In fondo si possono esprimere gli stessi concetti in un modo più tradizionale: adoperando parole che non colpiscano come schiaffi.
Sì, lo so: anche come schizzi di vomito sul divano buono.
E’ vecchio anche il divano, e lo sai.
Non è più buono?
Le cose belle non invecchiano. Mutano, ma rimangono sostanzialmente le stesse.
Si sta facendo buio.
Lo vedo: ho le vetrate di fronte. Al nord il buio arriva in ritardo, forse per farsi perdonare nebbie e luci tristi. A Milano adesso sarà ancora chiaro.
Ehi, forse adesso non c’è nebbia.
A giugno dell’anno scorso non c’era. Giugno quasi luglio. Però il caldo era afoso, e le zanzare grosse come elefanti.
Dalla finestra della stanza guardavo gli alberi immensi del parco: alle dieci di sera c’era esattamente la luce che c’è adesso qui, il venticinque aprile alle ore venti e ventidue.
Fissare quel chiarore era rasserenante. Ascoltare la mia musica guardando le chiome degli alberi svanire nelle ombre era molto rasserenante.
C’ero anch’io, con te.
Strano, vero? Hai venti punti freschi su una coscia e guardi fuori, ascolti musica, ricordi, sogni.
Vivi.
Vivi. E tutto sommato non ti dispiace nemmeno.
Quindi il coach tedesco non racconta solo favole. Nè qualsiasi altro coach.
In fondo distribuire buoni consigli (sentendosi come Gesù nel tempio) non costa nulla, anzi fa pure guadagnare.
Certi concetti dovrebbero abitare nella mente degli uomini, senza il bisogno di maestri o domatori.
Purtroppo non è sempre così.
Pensi che abbiamo divagato?
Forse un po’, ma non importa. Il tuo spazio lo gestisci come vuoi.
Non è questione di spazi, ma di coerenza. In fondo quella, seppur sui generis, non è mancata nemmeno stavolta.
Tu ti confermi tu, cioè te stessa.
Io mi confermo inesorabilmente io. Cioè me stessa.
Ma dopo questi libro ritorno a Palahniuk.

Muse – Feeling Good

* Il dipinto è di Alexa Invrea