the fly

eye

Se potessimo avere una visione del futuro come un lampo, fermo in un solo fotogramma, potremmo capire. Immaginare. Provare a formulare un’ipotesi.

Il futuro è questa mosca che continua a svolazzarmi intorno senza che io riesca a farla uscire dalla finestra. La immagino allontanarsi nell’aria tiepida. Sparire nel blu scuro della sera autunnale. Volare, molesta e rumorosa,  fino alle persiane semiaperte della cucina di una donna che impasta zucchero e farina.

E’ giovane, piccola di seno, bionda e appena pallida. Mescola senza entusiasmo e parla al suo bambino, che le sorride e le porge una macchinina perchè vorrebbe giocare.

La mosca si ferma un attimo sul visetto del bimbo, che fa un’espressione buffa. Poi sfiora i capelli della donna pallida, e torna a perdersi nel buio della sera.

Segue in volo due amiche che ridono, camminando per strada. Mangiano focaccine alle olive parlando di Sartre: le loro voci pulite si perdono nell’aria. La mosca si muove spinta da istanze che trascendono la sua natura semplice.

Ci sfiora, ci passa accanto mentre viviamo le nostre storie di vite un po’ sperse. Se ha fortuna si allontana ancora, e continua a peregrinare senza sosta fino al termine della sua parabola, breve e veloce, di piccola, immemore creatura.

Se potessimo avere un fotogramma di futuro, solo un fotogramma, potremmo immaginare, ipotizzare, magari avere la certezza che non sarà stato tutto vano.

Hans Zimmer – Time

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