avanti

pall2

Il bisogno improvviso di forza si materializza in due gambe sode, muscolose, che piantano i piedi nell’asperità del terreno dissodato di fresco. Il vecchio, il nuovo e l’impossibile siedono accanto senza guardarsi, ma percependo le reciproche presenze. Le reciproche distanze.

Certi momenti, nella vita, non contemplano mani di aiuto: né Dio né gli altri. Che poi cosa possano essere gli altri non lo so. Il concetto è fumoso, amorfo, spesso privo di senso.

Io ho me stessa, e devo bastarmi.

Non è stata un’impresa sfidare il sole e il vento di un mezzogiorno, truccata come non mi trucco mai.

Comprare dei fiori e portarli al cimitero, non senza aver scherzato con un bel ragazzo dall’accento salentino: signora, i lilium li preferisce arancio o porpora? Sono chiusi, il colore non si vede nemmeno.

Porpora, e go ahead.

Una volta varcare quel cancello mi provocava profondi turbamenti; oggi, che con i morti sono tutt’uno, avanzo sicura, prendo l’innaffiatoio e mi predispongo all’equa distribuzione degli omaggi floreali.

In realtà sono al cimitero per conto altrui, quindi mi adeguo ad abitudini consolidate negli anni.

Ci fossi andata di mia sponte forse avrei portato caramelle colorate, e mi sarei seduta per terra con le gambe incrociate, incurante della gente e degli sguardi.

Un’educazione formale, cioè formalmente precisina, ti insegna a recitare bene, forse anche a relazionarti ammodo con gli altri, quelli fumosi di cui sopra.

Altrove sarei cresciuta brada e selvaggia. Ma sempre gentile e bendisposta, chè carogna non sono stata mai.

Finita l’equa distribuzione mi sono seduta su un rialzo di marmo e ho sentito: l’amore, la perdita, il dolore, la speranza.

La certezza, quella che non sai nemmeno da dove scaturisca ma è in te, e ti dà la forza di rialzarti nonostante il ginocchio disastrato di fresco, di passare a salutare la mamma di Carlo, che è sepolta nella sua Puglia, di lasciarle un fiore e un sorriso con gli occhi pieni di ricordi belli.

Tu, sola col tuo mondo che ti porti appresso, senza strattoni e giri obbligati.

Con tutto il tempo che vuoi, tanto a casa non ti aspetta nessuno.

I gatti sanno bastare a se tessi, sovrani indipendenti, e tuo figlio è andato a studiare, a vivere  in terra polacca.

E tu sei sola ma libera, cioè libera ma sola.

Girando per tombe ho incontrato due mamme unite dallo stesso dolore disumano: intente a lustrare lapidi di marmo bianco coperte di fiori di tutti i colori del mondo.

Saluti e parole in libertà, strazio in libertà, ma sempre con un sorriso a fior di labbra.

Sono uscita e mi sono rimessa in auto, sperando di trovare un supermercato aperto  perché anche lo stomaco ha le sue necessità, e io da un po’ di tempo dimentico di mangiare.

Niente, tutto desolatamente chiuso: menomale che in frigo ho dei fiocchi di latte, cioè quelli che fanno schifo più o meno a tutti.

I miei vorrebbero che passassi da loro ma non me la sento.

Voglio starmene con me stessa, e puntare i piedi con ostinazione nel terreno dissodato di fresco, chè la morte è un’ala in più, solo un’altra ala attaccata alle nostre.

 

Ragazzi, vivete a piene mani, polmoni, gambe e cuore. Con uno sguardo grato al cielo.

Coro dei ragazzi: ce la stiamo mettendo tutta, ma nel frattempo possiamo brindare con te?

Fabi Silvestri Gazzè – Life Is Sweet

Annunci

pensieri come soffici, silenziosi fiocchi di neve

street-art-paris-ufunk-06-610x813Che cosa c’è di sbagliato nella solitudine?
I commenti piovono un po’ a caso.
Ognuno scrive ciò che pensa davvero, o che ritiene giusto in “quel” momento.
D’altronde dogmi non ne conosco, e se me ne sovviene uno lo casso per principio.
La vita mi ha insegnato a non avere certezze: io mi sto allenando a convivere con questo precetto di difficile assimilazione.
Ammetto di avere un carattere ostinato che, a volte, provo a modificare senza eccessivo impegno.
Ammetto di aver appena ammesso che mi contraddico, perchè dogmi e ostinazione vanno a braccetto, ma tant’è.
Troppa introspezione uccide, e su questo potreste scommetterci.
Ti accartocci su te stesso e incominci ad analizzare, ogni volta daccapo, le possibili origini e le cause della tua vita attuale, considerata come prodotto di accadimenti che ti scorrono nella mente in sequenza.
Come sempre.
Esercizio sterile, perchè ad un certo punto il disco si incanta e tu torni al punto di partenza, come se t’avessero gettato addosso la più cattiva delle maledizioni.
Ti rimane intorno il silenzio di sempre, quello che hai coltivato come la più rara e preziosa delle piante di serra.
Lo contempli, ormai tangibile, oltre la parete trasparente, ma sporca, dei tuoi preconcetti acquisiti.
Lo guardi e quasi te ne fai vanto, senza renderti conto di aver lavorato alacremente per costruire un fossato fra te e gli altri.
A volte, e questo lo affermo a ragion più che veduta, la mente stessa è in grado di produrre convincimenti che inevitabilmente portano a comportamenti standard.
Mediati, com’è logico che sia, dai temperamenti e dalle personalità, ma potenti nelle spinte verso scelte a volte fatali, quasi come se ci si fosse fatti aiutare da sostanze estranee.
Che adesso vi dica di extasy o altro è irrilevante.
Credo nel potere che tutti abbiamo dentro di noi: un mondo che molti non conosceranno mai.
Peccato.

 Eric Clapton – Got you on my mind

“Questo post fa parte di un gioco di scrittura tra blogger su parole scelte a turno dai partecipanti.  

Parole e partecipanti li potete trovare sul blog “Verba Ludica”, al link