tracce di me-moria disgregata in mille puntini luminosi

spiabn

Torna l’estate, il mio lungo san Silvestro: straccio di tempo agognato e temuto, se deve voler dire vivere scollegati, lontani nel cuore, lontani dal cuore. Ma torna, l’estate, e le parole e gli abiti si fanno colorati come gelati alla frutta.
Vesto bianco, scrivo verde o rosa, penso luccichio e trasparenza di vetrata che separa mille gusti dai miei occhi pieni di desiderio.
Ma come ho potuto?
Tempo perchè…tempus fugit. Non credo sia grave, ma è un altro anno, un altro pezzo di me che lascerò in fondo al mare. E sarà stato un altro inutile spreco, uno schiaffo alla vita, a questo enorme contenitore che riempiamo di illusioni e battaglie perse.
Eppure ero io, la stessa di adesso.
Non lo fa apposta, l’estate. Ci passa sopra, ci attraversa, a volte ci lascia in ginocchio, stanchi e perplessi. Carichi di ricordi mediocri, di overdose di affetto familiare e tolleranza messa a dura prova, di oggetti da portare via nelle tasche o nel cuore. Un ultimo sguardo alla lama azzurra all’orizzonte. La promessa di tornare finchè sole non ci separi, e invece arrivederci.
Ti conosco molto più di quanto tu conosca te stesso.
Ancora una volta, miracolo bifronte, mi volterò indietro per un attimo solo. E sarò in mille universi paralleli.

Janis Joplin – Summertime

oh, my God

GOD

Dio non c’è.
Si è assentato, è andato in bagno, a farsi una canna, a bere un birra.
Dio dorme.
Dio sonnecchia beato, e quando si sveglia “guarda i suoi film in 3D” (cit).
Dio accetta con sufficienza doni e preghiere, tanto sono a vuoto.
Eroga grazie e prebende ai creduloni col naso per aria: potere assoluto dell’autopersuasione!
Si ammanta di mistero e luce, o di luce e mistero (tanto il prodotto non cambia) e fa capolino, graziosamente, al di là delle nuvole lattiginose di questa giornata di metà dicembre.
Dio lascia che ognuno di noi creda, o creda di credere.
Non cambia niente, nè mai cambierà, ma vuoi mettere la soddisfazione di sentirsi le terga al riparo?

Pearl Jam – Life Wasted

nervous

  “Sono un organizzatore nato. Di feste, ovvio.
Quella del 10 settembre rimarrà storica: Alessia vomitava in giardino, Gianmarco sembrava morto sul dondolo, c’erano i dj, le luci strobo e la vodka giusta.
Arrivarono anche i carabinieri, chiamati da quel c….(beep) che abita di fronte, per chiedere se tutto fosse a posto”.
Mio figlio, autore di queste perle di saggezza, sta organizzando l’ultimo dell’anno con i suoi amici.
So che gli piace fare il guascone, e che di suo è un bravo ragazzo, ma a me girano lo stesso.
Arriva un momento, nella vita (quello in cui non sei più ma non sei ancora), in cui vorresti prendere un aereo, biglietto di sola andata in tasca, e far perdere le tue tracce al resto del mondo.
In tre nottate avrò racimolato una decina scarsa di ore di sonno. Nonostante lo xanax.
Stamattina, a cadenza regolare, mio padre ha iniziato a telefonarmi come la più petulante delle sveglie.
Alla fine mi sono buttata giù dal letto con i capelli ritti in testa e gli occhi fuori dalle orbite.
Ho fatto una santa doccia, ho bevuto un benedetto caffè e l’ho raggiunto nella casa al mare.
E mi ha fatto anche un po’ pena, perchè mi stava aspettando nella sua auto, non avendo la chiave del piano di sopra.
Stiamo progettando dei lavori e la cosa mi riguarda, visto che il piano rialzato è mio (dai, Monti, godi pure come un riccio).
E’ che lui non sapeva che fossi riuscita ad addormentarmi solo tre ore prima che decidesse di iniziare a martellarmi il cervello.
Pranzo a casa loro: in quattro.
Nel primo pomeriggio il celeberrimo organizzatore di feste prende la mia auto e dice che va a trovare degli amici, assicurandomi di tornare al massimo entro un paio d’ore.
Così mi son seduta (e mai l’avessi fatto) giusto di fronte al camino, con padre alla destra e  madre alla sinistra: un bel presepe di abbioccati davanti alla novecentesima proiezione del “dottor Zivago”.
Tra un attimo di obnubilamento ed un altro ad un certo punto son riuscita a riprendere in mano la trama di quella che, nel mio immaginario di ex ragazza sentimentale, aveva sempre rappresentato la storia d’amore più bella di tutti i tempi.
E, vedendo vedendo, mi son ritrovata a dissezionare una storiella di una banalità assurda: col solito furbastro fra una donna e l’altra. Quella ufficiale, dolcissima e financo un po’ servile, e l’altra, abbinata all’opzione “facciamoci una sana trombata”.
Ok, Zivago cura ammalati e scrive poesie, ma dopotutto è il solito uomo che si barcamena, un po’ di qua e un po’ di là.
“Masculu sugnu”.
Per cui alla fine, quando un infarto lo stronca mentre cerca di chiamare Lara, intravista per strada dopo anni ed anni, son rimasta a guardare senza emozione, come se in tv fosse passato un documentario sulla riproduzione degli organismi unicellulari.
Sì, sono diventata cinica senza rimedio, il che non vuol dire che non mi possa capitare che un uomo mi piaccia, e pure tanto, ma dentro di me c’è un diavoletto dissacratore che sottolinea tutto ciò che dico o faccio. Anche quel che penso, talvolta, facendomi sentire un personaggio da feuilleton.
Non so se ringraziarlo o maledirlo, questo spiritello insito in me: di certo mi auguro che mi risparmi sempre qualche figuraccia di troppo.
Poi qualcuno di voi crede ancora all’Amore?
Suvvia…
Ps. per la cronaca, Riccardo è tornato a casa dopo quattro ore: avrei fatto in tempo a vedere anche “Via col vento”.

Theory of a deadman – Love is Hell