digestioni difficili

lupa

Di parole gratuite e cattive, ormai lontane.
Di bizzarri e incomprensibili triangoli, e figure geometriche varie di “amici” con un denominatore comune.
Pausa sonno: il sogno non lo ricordo, ma la malvagità della buonanotte sì.
Ed io sono a casa come un’idiota a chiedermi se è almeno statisticamente possibile che a sbagliare sia sempre io.
Certo, a crederlo o a fingerlo soltanto sono un bel gruppo, molto affiatato.
Detto ciò, a mezzogiorno di un sabato spazzato dal vento, e che vento, buon divertimento ai patiti del finesettimana, a quelli rimasti in città a tramare contro il nemico di turno, sempre lo stesso, e al nemico di turno, in pianta stabile, “che a questa realtà preferisce la follia”.
Divertitevi, brindate, moltiplicatevi.
Io vi amo tutti lo stesso.

Nick Cave & The Bad Seeds. Into My Arms

i corvi

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Evidentemente non devo essermi ripresa del tutto dal volo in coppia di lunedì sera.

Oggi i miei mi hanno chiesto di andare a pranzo da loro, visto che conoscono i miei gusti alimentari.

Ero in farmacia a chiedere informazioni su un nuovo farmaco che si ritira su ordinazione e costa un botto.

Poi in banca, a lasciare un’altra fettina di conto corrente per la tassa sulla raccolta dei rifiuti, che a mio avviso è pessima.

Ho pagato lo stesso: l’unica evasione che mi viene in mente è quella, molto ipotetica, da un’esistenza che ormai ha poco da offrirmi.

Ho pranzato con loro, una delle pochissime certezze affettive delle quali posso ancora godere.

Dopo un paio d’ore mi son rimessa la strada (dissestata) sotto i piedi e mi sono diretta verso casa mia.

Tra me e loro ci sono poco più di dieci minuti a passo alto, e il passo sostenuto, come le pedalate al mare, mi mettono in moto accelerato i pensieri.

Cosi, col cuore a mille, ho pensato che non manca molto alla mia esplosione.

Sono letteralmente circondata, e non da ora, da innumerevoli forze centripete che mi fanno sentire compressa, asfittica, tachicardica.

Nel contempo sento le mie forze interiori che premono verso l’esterno, suggerendomi gesti in parte sani, in parte no.

Poi dipende dai punti di vista, come sempre.

Così, prendendo una scorciatoia che mi evita il centro e i bar con i tavolini all’aperto, ho marciato verso il mio bunker provando a calcolare quanto ci vorrà perché le forze interiori erompano, provocando qualcosa che non riesco nemmeno ad immaginare.

A meno che non mi lasci soggiogare, ancora una volta, dalle pretese esterne, oppure dai desiderata o, semplicemente, da ciò che tutti si aspettano da me perché li ho abituati male.

Adesso, che ho un’età, so di essere prossima al big bang, così non tengo più a freno la lingua e dico esplicitamente qualunque cosa, se ne sono convinta.

Certo, posso anche sbagliare, ma mi importa sempre meno.

Quanti mi hanno chiesto scusa, nella vita?

Quanti non mi hanno trattata come avrei meritato, perché è vero che non ho un carattere facile ma non sono una iena?

Stanca di contare: matematica e fisica non sono mai state il mio forte.

Arrivata a casa la brutta lite con l’amico che pensa io sia la reincarnazione di un demonio.

Ed eravamo partiti da un paio di dubbi (miei) sui quali lui avrebbe dovuto far luce.

Bene.

In definitiva non riesco ad immaginare il mio futuro: nemmeno quello più immediato.

So di essere invisa a tanti e non voglio certo che i suddetti si affrettino a inviarmi messaggi smielati.

Grazie alla genetica non sono un’idiota: le favole, mai amate, le lascio a chi preferisce far addormentare i figli in questo modo.

Io mi tengo i cazzotti e provo a farne tesoro.

Roberto Vecchioni – Arthur Rimbaud

una parola al giorno

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Parti con un’idea che ti era sembrata buona, ma che perdi strada facendo perché le distrazioni maledette sono sempre acquattate ovunque.
Avrei voluto vomitare parole a raffica in uno stream of consciousness catartico, liberatorio.
Le parole erano spillate in mente come ali di una povera farfalla moribonda, ma dev’essersi alzato un vento impetuoso che ha portato via polistirolo e farfalle.
Chi si aspetta, da parte mia, una solenne ammissione di colpe varie ed eventuali rimarrà deluso.
Ancorchè impulsiva e cocciuta non ho perso il lume della ragione e, con esso, la capacità di cogliere certe sfumature, certi toni, perfino certe pause sapienti.
Non mi sono mai nascosta o negata al confronto, quando e se necessario: peccato che certi confronti siano del tutto pleonastici.
Io ho le mie convinzioni, voi le vostre.
Cambiare idea è salutare ma non obbligatorio, soprattutto se quella vocina flebile che abbiamo dentro ci esorta ad ascoltarla, offesa per essere stata ignorata troppo a lungo.
Non so voi, ma io ho bisogno di “vederci chiaro” sempre, anche quando le circostanze esterne, tutte, remano contro.
Se mi fidassi ciecamente mi sentirei una povera idiota, e questo non riesco a sopportarlo.
Chiedo venia per l’assenza di toni lirici e parole gravide di sentimento: queste parti di me sono andate in ferie.
Magari andateci anche voi, ma abbiate cura di ridurre al necessario le funzioni cerebrali: io lo faccio spesso, e mi giova.

Traffic – John Barleycorn Must Die

La foto è di Marlie Morante, Luz de Aurora Photography