digestioni difficili

lupa

Di parole gratuite e cattive, ormai lontane.
Di bizzarri e incomprensibili triangoli, e figure geometriche varie di “amici” con un denominatore comune.
Pausa sonno: il sogno non lo ricordo, ma la malvagità della buonanotte sì.
Ed io sono a casa come un’idiota a chiedermi se è almeno statisticamente possibile che a sbagliare sia sempre io.
Certo, a crederlo o a fingerlo soltanto sono un bel gruppo, molto affiatato.
Detto ciò, a mezzogiorno di un sabato spazzato dal vento, e che vento, buon divertimento ai patiti del finesettimana, a quelli rimasti in città a tramare contro il nemico di turno, sempre lo stesso, e al nemico di turno, in pianta stabile, “che a questa realtà preferisce la follia”.
Divertitevi, brindate, moltiplicatevi.
Io vi amo tutti lo stesso.

Nick Cave & The Bad Seeds. Into My Arms

guerre

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Non so perchè, di preciso, ma mi sento sconfitta.
E frustrata e abbattuta e triste.
Come volete si sentano gli sconfitti? Al settimo cielo? Vorreste vederli saltare di gioia, stappare bottiglie e liberare centinaia di palloncini colorati in aria?
No, Vostro Onore.
Non ho mai preteso, se non da me stessa.
Pretendere è un verbo che mi piace poco.
E non ho mai obbligato nessuno, se non me stessa.
Anche obbligare è verbo detestabile.
Ammetto di avere qualche problema che mi porta ad essere una rompicoglioni a livelli esponenziali, così come ammetto di non avere la giusta elasticità mentale per capire certe situazioni della vita, o per collocare ogni persona o fatto al suo posto.
Ecco, qui mi confondo, e forse, forse, potrei dare l’impressione di avanzare pretese, ma non è così.
Bisognerebbe avere la capacità di entare in certe menti, organizzare delle fantascientifiche visite guidate per capire quello che, allo stato attuale delle cose, non si capirà mai.
Gli sconfitti, in genere, provano ad eclissarsi, ad uscire di scena in silenzio.
Vorrebbero tornare indietro per arrendersi e godere delle grazie del vincitore; sì, presi dallo sconforto della solitudine più opaca sarebbero disposti a mendicare clemenza, pur di avere anche solo l’illusione di una boccata d’aria.
Vorrebbero; tornano e ritornano col pensiero alle origini della guerra e ammettono, eccome, di aver avuto delle colpe. Anzi, addirittura, di aver scatenato la guerra stessa.
Ma solo per l’endemica incapacità di gestire situazioni che ne richiamano alla mente altre passate.
E questo non lo capiscono, gli altri, e se lo capiscono non possono caricare sulle proprie spalle anche il peso di questi miseri guerrafondai che, alla fine, son solo in guerra contro se stessi.
Un pizzico di clemenza, uno di concessiva magnanimità: forse anche un tot di sincera benevolenza, perchè chi si scaglia contro l’altro, armato di spada e scudo di carta, non può essere considerato un pericolo reale.
E quindi, Vostro Onore, la sconfitta diventa armistizio.
E ogni armistizio, si sa, contempla veti e condizioni.

David Bowie – Wild Is The Wind

La foto è di Marlie Morante e la trovate su Luz de Aurora Tumblr

acqua

Da giorni provo ad aggrapparmi ai pensieri spezzati che mi fluttuano in testa come le travi di una scialuppa di salvataggio distrutta dai marosi.
Permane la consapevolezza, tutta razionale, di aver esaurito argomenti e pizzini.
Permane un po’ di voglia -residua- di non tranciare per sempre quel che mi lega ancora a questo mondo incorporeo eppure così straordinariamente reale, a questa dimensione che mi ha tenuto per un braccio, anche strattonandomi, mentre cercavo in ogni modo di sprofondare nel mare nero petrolio dei miei ultimi anni.
Ci sono  gratitudine e levità; ma anche  delusione, stanchezza, senso di vuoto.
C’è, imperiosa, la necessità di andare avanti come un treno: a volte passando su quello che gli altri si aspettano da me, ANCORA.
Cercando di salvare quel che resta di buono.
Cercando un’autorestituzione tanto assurda e millantata quanto indispensabile.
E sperare in ciò che nella realtà dei comuni mortali non esiste è velleità da folli.
Quanta me c’è in questo diario?
Tantissima: con un baule pieno zeppo di ricordi belli e infelici.
A volte passate ancora per queste lande desolate, ed io me ne stupisco sinceramente.
Qui c’è una parte fondamentale di me, ma io, oramai, sono altrove.
Siete nei miei pensieri (nessuno escluso), e non è retorica.
State bene, qualunque aspetto abbia il bene per voi.

Aerosmith – Dream On