potrebbe essere domenica

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Bella e luminosa domenica in casa, da sola eccetto i piccoli amici che non fanno male,  guardandomi con i loro occhioni dolci.

Soprattutto uno.

La solitudine è qualcosa che capita, ma col passare del tempo mi rendo conto che era l’unica scelta possibile.

A meno che non decidessi  di buttar via i sedimenti dell’affetto dal cuore con il dorso della mano: come polvere inutile.

Perchè la polvere è incuria, abbandono.

Ieri ho parlato con una persona la quale mi ha detto che, nonostante tutto, rimango la più buona, sincera e altruista.

Sì, papà, forse hai ragione, ma sono stata programmata così e comunque quando te ne andrai, e andrà via anche mamma, non potrò fare molto altro che guardare i muri vuoti che mi circondano, perché mio figlio, l’unico che abbia mai avuto, sta già lavorando alacremente per costruire il suo futuro.

E almeno questo mi dà attimi di respiro.

Non ho incontrato solo bella gente, durante il mio già lungo percorso.

Alcuni, i più importanti, sono stati abilissimi a rendersi credibili, col sorriso stampato in faccia e il coltello nascosto.

Il mio “pessimo, orribile, mostruoso” carattere si ferma con me, che ho aggredito solo per difendermi dalle bugie che mi hanno riversato addosso nel momento in cui hanno capito che farla a me era come infierire contro lo scemo del villaggio.

E tu hai tanti difetti, papà, ma sei sempre riuscito a leggermi dentro.

E se non fossi stato così tremendamente distratto dal tuo lavoro e dai mille impegni che avevi ti saresti accorto per tempo della mia lenta e inesorabile deriva.

Hai ragione: i più egoisti pensano ai fatti loro, anteponendo sempre se stessi al resto del mondo.

Io ho chiesto solo un po’ di onestà diretta, come la tua, ma mi son piovute addosso balle e falsità come la neve a natale, che noi vediamo di rado.

Una sola breve eccezione; un incontro che avrei potuto, anzi dovuto coltivare come una pianta di serra, invece di dare tutto per scontato.

Purtroppo ho sbagliato, addebitando alla persona sbagliata il male ricevuto e quello che allora non potevo immaginare di ricevere ancora. Nascosto dietro un perenne sorriso stampato e modi gentili “di default”.

Perché io non ero e non sono niente di speciale, ma una delle tante galline messe insieme nella stìa per il divertimento del monarca sciocco e ridanciano.

Sono uscita, da quella gabbia per polli, e uscendo ho rinunciato alla benevolenza del dispensatore di mangime e corteggiamenti standard, e in serie.

Non nego di avercela con lui, e con quelli che gli hanno creduto.

Le percezioni, purtroppo, non si possono dimostrare.

Papà, queste chicche non le sai ed io non te ne parlerò, anzi continuerò imperterrita a buttare acqua sul fuoco.

Mi avete insegnato che la famiglia è tutto.

Io capisco quello che volevi dire, ma adesso è arrivato il tempo di capire questa figlia tanto amata, ma tanto bislacca.

Perché questa primogenita per forza di cose è arrivata al limite, e a volte pensa di non potercela fare.

Mi piacerebbe organizzare una partenza salvifica, ovunque mi porti.

E mai si dica che me ne andrò lontano senza avervi spiegato i perché.

Le maschere le ho finite tutte: adesso ho solo la mia faccia, e quello che mi dice, allo specchio, non mi piace per niente.

Comunque sia, o vada, buona domenica a voi, e al mio amatissimo figlio al freddo di Danzica.

A volte non ci sono anelli mancanti, ma solo sbagliati.

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scuse

Nì passa davanti allo specchio lanciando a se stessa un’occhiata rapida come un dardo.
Si fermerebbe a controllare i dettagli, se fosse certa di non subire il contraccolpo di un volto tirato, stanco eppure straordinariamente vivo.
Certi contrasti fanno male: difficile reggerne l’urto dirompente.
Nì si conosce più di quanto creda, e tira via.
Afferra la borsa appesa alla maniglia della porta della sua stanza, infila le scarpe senza fatica e si lascia la prigione alle spalle.
Seppur nel cambio ci guadagni poco…”, mormora a fior di labbra, mentre schiaccia con energia il telecomando della sua vecchia e sempre meno fida automobile.
Cintura, accensione, fari: gli oliveti oltre la periferia la guardano passare: indifferenti loro, pensierosa lei.
Vecchie conoscenze da una vita.
Olivi, Puglia, paesaggio solito ma a volte struggente: quando la campana a morto dei ricordi ricomincia a farsi sentire in un angolo remoto della memoria.
E le note, e le parole, e i gesti…
E le stramaledette foto, e i video che sembrerebbero essere stati tirati fuori da uno spirito malefico, se gli spiriti malefici esistessero.
Sei più forte di tutto questo” torna a dirsi Nì: perchè sa bene come funziona la vita.
Prova tecnica, l’ennesima, di spallucce a quello che viene in sorte: quanto scelto, quanto capitato non lo sa, nè se lo chiede.
Lei prende con garbo e stipa. Prende e archivia.
Non si appella nemmeno più alla sua capacità di raziocinio.
Ammette il suo fallimento, Nì, e se lo porta stretto con sè. Idealmente in borsa, chè accanto al cuore farebbe ancora male.

Nirvana – All apologies