quattro venti

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Il demiurgO piantava fiori e bombe che prima o poi sarebbero esplose.

Prima o poi.

Una vita ad aspettare l’elargizione di zuccherini, uno ogni tanto, o colpi di rasoio.

Sperando nel taglio decisivo, per accelerare l’agonia.

Dopo mille morti attese, invece, un risveglio tardivo.

Seduta composta – come si conviene a un donnino perbene – espressione compunta/solenne, pelle sciupata dal passare del tempo, “ella” attende la risoluzione, anche se i conti non son tornati mai.

In fondo – si dice – la vita può sorprendere, può farti un regalo che non ti aspettavi.

Un regalo bello: chiamalo pure risarcimento, perchè è il suo nome.

Però i conti non tornano, e la mannaia non arriva mai del tutto inattesa.

Tu seminavi timide speranze mentre il demiurgO ti piantava dentro fiori e bombe che sarebbero esplose.

Prima, o poi.

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l’importante è è è è è è è, è finire

CV

Un’altra alba carica.

Di promesse? Di polvere da sparo?

Di lunghe ore da spendere in giro in auto, da sola, oppure stravaccata sul letto a pensare a quel prodotto di pastamatic impazzito che è la mia vita?

Mi guardo le unghie (unghia, per i puristi) laccate di rosso scuro. Le accarezzo, mi piacciono: piccola concessione agli sgoccioli di una femminilità che sta appassendo, tramutandosi in altro.

Devo aver introiettato parole e verbi sbagliati da più parti, e che belle parti se oggi rifuggo ogni forma di autorità e provo un sano orrore per la famigerata triade conculcata in certi ambienti: dio, patria, famiglia.

Ho sconfessato tutto ma senza euforia dissacratoria: quella macchietta non ero io, e basta.

Adesso che sono finalmente vicina all’esplosione mi chiedo vigliaccamente che ne sarà di me.

Ho avvisato già da tanto: e se dovessi essere prossima al grande salto con l’asta non voglio fiori e commemorazioni idiote. Io sono nessuno, i bei discorsi edificanti sarebbero omaggio e lenimento per i comprimari presenti.

La nera pecorella “godrebbe” di parole che non le spettano.

Mi basterebbe una mezza benedizione, hai visto mai? e subito via, a farmi riconvertire in polvere.

Intanto mi godo il mio smalto rosso, e se mi gira mi taglio i capelli da sola e me li tingo di biondo ramato, che si intona al colore della pelle.

Vorrei tanto salutarvi tutti, cioè quasi tutti, raccattare una Thelma per strada e andare via.

Però non ho una decappottabile, accidenti.

Mi toccherà cambiare pellicola, magari buttandomi su Lynch, che una fine degna me l’assegnerebbe di certo.

Fosse anche quella di rotolare fra i tronchi, in una segheria.

David Bowie – Ashes To Ashes