do they know…

Oggi mi rendo conto che li ho amati, gli anni ’80. I miei anni ’80, la mia decade felice.
Con le speranze in fermento nonostante gli sgambetti di un’educazione rigida e severa, con l’idea che un futuro fosse davvero possibile.
Con l’amore che prendeva le sembianze di un progetto concreto.
Con gli eccessi, dall’abbigliamento kitsch alle pettinature coi capelli “sparati”.
Con i Police a palla nella mia stanza, e Paul Weller e Bob Geldof, e perfino Boy George, gli Spandau, i Duran Duran e una creatura che si chiamava Marilyn.
E Bowie, sempre.
Dieci anni relativamente felici fra la decade della segregazione e quella delle responsabilità a muso duro: o così o così. Nessun’altra possibilità di scelta.
Una decade incastrata fra problemi di “mala educaciòn” e problemi di trasmissione/ricezione.
Dieci anni di opportunità buttate ai porci, e di crediti concessi inutilmente.

Riapri gli occhi, guardi lo specchio e ti accorgi che sei “passato” anche tu.

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uova di alieni

Perchè, io non meriterei che questo sole che vedo infilarsi attraverso le strisce della serranda mi portasse un po’ di buone nuove, di gioia, di serenità, di speranza nel domani?

E’ bello il gioco della luce che si intrappola tra le fibre della tenda, trama impalpabile, ingarbugliata e luccicante come il grande nido di un animale alato estinto.

Ieri ho chiesto ad una donna – solida concreta molto convenzionalmente ancorata con i piedi per  terra – se avesse mai “sentito” di essere stridente col mondo attorno; se si percepisse “rotante” nel senso inverso rispetto a quello dell’asse terrestre.

Mi ha rivolto uno sguardo un po’ incuriosito , e ha risposto no, semplicemente.

Sono nata cinque decenni fa, più qualcosa, da un uovo di aliena.

Sono nata per sbaglio, e per sbaglio finita su questa superficie terrestre  dove si gareggia a colpi di concretezza e understatement.

Solo per convenienza.

Forse io non c’entro, e se faccio finta di esserci alla maniera della maggior parte degli altri  sappiate che sto solo recitando il copione che mi hanno messo in mano tanto tempo fa.

Sappiatelo.

E sappiate anche che ho una gran voglia di farlo a pezzi.

Eumir Deodato – Also sprach Zarathustra