l’amico del cuore

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E’ una spalla su cui piangere. Anzi la spalla. Gentile, disponibile, spesso carino, non si tira indietro mai, se c’è da offrire comprensione per una mezz’oretta di confidenze o pianti liberatori.

Ha l’innata e rara capacità di trovare la battuta giusta al momento giusto, le parole che alleviano il dolore acuto delle lame rotanti che ti frullano nella zona diaframmatica. Non si erge a giudice, non critica, non minimizza il tuo dolore, facendoti sentire una piccola, sciocca donna senza spina dorsale.

E’ pacato, razionale ma senza eccessi, dolce, protettivo. Ti accetta (dal latino “accipere”), comprende quello che dici semplicemente perché ti ascolta con attenzione. Puoi chiamarlo nel cuore della notte: troverà la forza di non mandarti a cagare nemmeno se stava sognando un incontro bollente con Megan Fox. Al tuo “stavi dormendo?” risponderà “no, avevo appena finito di affettare le verdure per il minestrone di domani”. E si distenderà sul letto con aria mite, disponendosi all’ascolto.

Di solito l’amico del cuore non ha moglie, anche perché, se l’avesse, potrebbe solo sognarsi di darvi una mano, e voi non dovreste fare altro che archiviarlo. Al massimo ha una ragazza che lo lascia sufficientemente libero, alla quale difficilmente confesserà del rapporto speciale che lo lega a voi: in questo caso sarebbe lapidato o buttato fuori dall’auto in corsa.

Talvolta l’amico è gay, e in questo caso la sua sensibilità nei vostri confronti diventa addirittura superlativa. Salvo gelosie di compagni che faticano a capire cosa ci trovi, lui, in una donna.

L’amico del cuore è un piccolo tesoro: auguratevi solo che, un bel giorno, non ve lo troviate addosso, con le braccia a guisa di tentacoli di piovra. In questo, malaugurato caso, avreste avuto l’incommensurabile sfiga di imbattervi nel clone malriuscito del dolce confidente: il paraculo.

The Rembrandts – I’ll be there for you

* La scultura (di sabbia) è di Eric Kilby

tanto lei va, tanto lei torna

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Torna? Ha deciso che chiude baracca per sempre?

Suvvìa, è la solita egocentrica in cerca di attenzione, per cui se tutto il suo piccolo mondo non le ruota intorno inscena addii tanto di basso profilo quanto formalmente d’effetto.

Eppure dovremmo esserci abituati, noi che la conosciamo da lunga pezza.

Va, torna, trascorre un po’ di giorni nel suo “buen retiro”, fa ammattire perfino coloro con i quali aveva intrapreso progetti importanti.

“Scusa, sai, ma non possiamo stare dietro gli umori di tutti”.

Parole che ci si aspettava; parole sacrosante.

Tutti siamo mutevoli per natura, ma alcuni lo sono più di altri.

Per me la scrittura è stata sempre terapia, fin da quando, primi anni di elementari, iniziai a scrivere in morte del passero che avevo trovato e portato a casa, quando per strada si poteva camminare senza che stirassero te e il passero.

Un tempo i rapporti erano semplici, con poche sovrastrutture.

Dovevi essere schizofrenico perché ti allontanassero per condurti in strutture adeguate.

Oggi ci si cura in casa, vero “amico”?

Tu che hai sempre considerato psicologi e psichiatri “venditori di fumo” mi dici  soavemente di farmi curare, prima di suggerirmi il suicidio.

Ho preso nota: hai visto mai?

Io (chiedo venia per aver iniziato il periodo con l’antipatico pronome) provo a stabilire, intrecciare rapporti umani, ma non mi viene bene.

Ho un concetto esclusivo di amore (parola pesante come piombo) e amicizia, laddove quest’ultima contempla pochissime persone fidate.

Lo svago di facebook consiste in scambi garbati fra gente garbata: senza eccessi, parole inappropriate e piccoli cerchi di persone che giocano a chi spara la cazzata più alta e grossa.

A volte esplodo, ma ho imparato a tirarmi indietro quasi per tempo.

Perché, amici e non, ci sono mali del corpo e mali dell’anima.

E non è detto che i due piani non siano in stretta correlazione. Anzi.

 

Marlene Kuntz – A Fior Di Pelle

i confini

filo

C’è qualcosa che non va, oltre quello che non va di solito?
Ascoltare non è guardare chi ti parla pensando ai fatti tuoi, e, magari, dispensare parole e consigli a caso.
E’, invece, fare propri i problemi altrui, almeno finchè durano le confidenze;
immedesimarsi, provare a cercare soluzioni adeguate.
Peccato che, ormai, per ricevere attenzione si debba pagare tanto, ma tanto, per ogni ora concordata di ascolto.

Ognuno guarda l’orizzonte,
di fronte alla sua solitudine.
A volte è un foglio trasparente,
più spesso un filo spinato contro cui farsi male.
Ognuno guarda il suo mare lontano stringendo i pugni nelle tasche.
E respira forte il profumo di ciò che non è stato.

Il Pan del Diavolo – Coltiverò l’ortica