i corvi

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Evidentemente non devo essermi ripresa del tutto dal volo in coppia di lunedì sera.

Oggi i miei mi hanno chiesto di andare a pranzo da loro, visto che conoscono i miei gusti alimentari.

Ero in farmacia a chiedere informazioni su un nuovo farmaco che si ritira su ordinazione e costa un botto.

Poi in banca, a lasciare un’altra fettina di conto corrente per la tassa sulla raccolta dei rifiuti, che a mio avviso è pessima.

Ho pagato lo stesso: l’unica evasione che mi viene in mente è quella, molto ipotetica, da un’esistenza che ormai ha poco da offrirmi.

Ho pranzato con loro, una delle pochissime certezze affettive delle quali posso ancora godere.

Dopo un paio d’ore mi son rimessa la strada (dissestata) sotto i piedi e mi sono diretta verso casa mia.

Tra me e loro ci sono poco più di dieci minuti a passo alto, e il passo sostenuto, come le pedalate al mare, mi mettono in moto accelerato i pensieri.

Cosi, col cuore a mille, ho pensato che non manca molto alla mia esplosione.

Sono letteralmente circondata, e non da ora, da innumerevoli forze centripete che mi fanno sentire compressa, asfittica, tachicardica.

Nel contempo sento le mie forze interiori che premono verso l’esterno, suggerendomi gesti in parte sani, in parte no.

Poi dipende dai punti di vista, come sempre.

Così, prendendo una scorciatoia che mi evita il centro e i bar con i tavolini all’aperto, ho marciato verso il mio bunker provando a calcolare quanto ci vorrà perché le forze interiori erompano, provocando qualcosa che non riesco nemmeno ad immaginare.

A meno che non mi lasci soggiogare, ancora una volta, dalle pretese esterne, oppure dai desiderata o, semplicemente, da ciò che tutti si aspettano da me perché li ho abituati male.

Adesso, che ho un’età, so di essere prossima al big bang, così non tengo più a freno la lingua e dico esplicitamente qualunque cosa, se ne sono convinta.

Certo, posso anche sbagliare, ma mi importa sempre meno.

Quanti mi hanno chiesto scusa, nella vita?

Quanti non mi hanno trattata come avrei meritato, perché è vero che non ho un carattere facile ma non sono una iena?

Stanca di contare: matematica e fisica non sono mai state il mio forte.

Arrivata a casa la brutta lite con l’amico che pensa io sia la reincarnazione di un demonio.

Ed eravamo partiti da un paio di dubbi (miei) sui quali lui avrebbe dovuto far luce.

Bene.

In definitiva non riesco ad immaginare il mio futuro: nemmeno quello più immediato.

So di essere invisa a tanti e non voglio certo che i suddetti si affrettino a inviarmi messaggi smielati.

Grazie alla genetica non sono un’idiota: le favole, mai amate, le lascio a chi preferisce far addormentare i figli in questo modo.

Io mi tengo i cazzotti e provo a farne tesoro.

Roberto Vecchioni – Arthur Rimbaud

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brezza di estate

Gli occhi mi si sono spalancati all’alba: inversione di fuso orario.
Tanti pensieri, poche pagine di un libro che si preannuncia detestabile, la mano verso il comodino, in cerca del cellulare.
Gioco con WhatsApp, e giocando mi salta davanti agli occhi un nome.
Un nome che ho conservato perchè a certe persone rimango legata per sempre, anche se la vita separa perchè è la cosa che le riesce meglio.
Mi torna in mente, dietro la scrivania.
Occhi acuti e intelligenti. Non bello, ma arguto e affascinante.
Convincente, argomenti giusti e sguardo incollato alle mie protuberanze sotto la maglietta fina.
Parlantina con cadenza nordica, inframmezzata da espressioni nel dialetto del suo sud.
Me ne sono andata salutando con garbo, non sapendo – non ancora – che l’arrivederci sarebbe stato un addio senza appello.
A volte ci ripenso.
A volte mi manca, come mancano i morti lontani, o vecchie nenie d’infanzia.
Mi manca con nostalgia.
E nient’altro.

Eric Clapton – Cocaine