eterni

TELOMARE

Ecco: l’idea che quel telo da mare mi sopravviverà è abbastanza deprimente.
Potrei citare mille oggetti eterni, ma la mente va a quel telo a righine gialle e blu, comprato in un emporio per turisti quando la mia vita era più viva, e le speranze non ancora incenerite.
Abbiamo sempre avuto un eccesso di teli, qui, ma quel rettangolo di spugna attrasse la mia attenzione, non so perchè.
Tenendo mio figlio per mano, al tempo in cui era ancora possibile, attraversai la strada e acquistai, sapendo già in anticipo quelle che sarebbero state (e che furono) le parole di mia madre: “Un altro telo? Figlia mia, compri teli in continuazione. Tra poco saremo costretti ad uscire di casa noi, per fare spazio ai tuoi teli.”
Però mi era parso così bello, sotto le luci artificiali di quel negozietto per turisti.
Lo avevo pagato anche niente.
Poco fa l’ho steso al sole: perfetto come dieci anni fa.
Lui (esso?) non è invecchiato.
Io sì.
Quando sarò morta qualcuno continuerà ad usarlo, a portarselo dietro, a stendercisi sopra.
Ed io sarò un mucchietto di cenere.

Lou Reed – Perfect Day

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Dharma

Quando voglio riconnettermi con quella che sono stata accendo il faretto in cucina: quello che illumina la zona operativa.
Lo montò il mio ex marito con le sue manine sante: io mi incantavo guardando quella luce vagamente azzurrata, e immaginavo una coppia parallela alla nostra e una fruttiera colma di uva scura.
Ho sempre avuto in mente, e son passati quindici anni, questa strana associazione di idee: faretto azzurrato della cucina, coppia di amici, uva nera.
Ci eravamo appena trasferiti in questa casa: l’unno aveva poco più di due anni.
Se ognuno di noi potesse vedere il suo futuro riflesso in un bicchiere d’acqua non ci crederebbe: penserebbe di aver avuto un’allucinazione.
Da allora sono così cambiata che fatico a riconoscermi, quando mi guardo allo specchio, e non sto parlando dell’espetto esteriore che, a parte qualche chilo in più, non si è ancora stravolto.
Dentro non sono più la stessa.
Crescere implica un distacco sofferente da quello che eravamo, o che credevamo di essere, o che eravamo solo in parte o per niente.
La mente è straordinaria: riesce ad immagazzinare anni ed anni di ricordi ora confusi, ora nitidi, stoccati in uno spazio praticamente senza fine.
E con i ricordi si allineano le emozioni, i sentimenti, gli attimi di gioia e gli anni infelici.
Finchè, pian piano, un bel giorno ci si rende conto di aver imparato ad accettare la propria vita con tutto quello che ha comportato: fallimenti compresi.
E si impara a rialzarsi e a fare attenzione a dove mettere i piedi.
Che non è guardare al futuro, ma andare avanti perché si deve.

Stefano Bollani – Un giorno dopo l’altro