l’aliena avverbiale

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A volte ci si sente in panne, anche senza motivi eclatanti. Ho conosciuto giorni peggiori, eppure mi muovo, molle e piuttosto demotivata, lungo i sentieri tortuosi della  vita.

Stasera è arrivata la botta di malinconia. A tradimento, perchè i colpi più tosti sono sempre inattesi.
Ed io continuo a camminare, molle e piuttosto demotivata, lungo i sentieri tortuosi di questa vita che mi sfianca e mi mangia l’energia necessaria ad andare avanti.

Ma andare doveCome? Soprattutto perchè?

Intanto ci sono i doveri. Poi le responsabilità, mille fiati sul collo e le recite a beneficio di chi non dovrebbe sapere nemmeno se ho fatto la spesa oppure se ho deciso di lasciarmi morire d’inedia.
E la voglia, insopprimibile, di mandare tutti al diavolo.

In un attimo di reflusso mentale acido ho ri-ri-ripensato di distruggere questa pagina web. Poi non l’ho fatto: meglio continuare a essere me stessa quisenza pretese, che tornare a interpretare le macchie di Rorschach sentendomi un’idiota.

Mentre scarabocchio  spalmo occhiate veloci sulla manciata di vecchie foto tirate fuori di fresco, chè con gli ossimori ci vado a nozze.

Intanto gli incroci delle rette tracciate in questo mondo parallelo, che ci vedono amici, confidenti e poi


niente, sbiadiscono piano come le scie degli aeroplani nel cielo.
Eppure vi porto tutti nel cuore, e ognuno ha il suo posto.

Stasera avrei bisogno di un miracolo, o di una sbronza magistrale.

Baustelle – Il Vangelo di Giovanni

tracce di me-moria disgregata in mille puntini luminosi

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Torna l’estate, il mio lungo san Silvestro: straccio di tempo agognato e temuto, se deve voler dire vivere scollegati, lontani nel cuore, lontani dal cuore. Ma torna, l’estate, e le parole e gli abiti si fanno colorati come gelati alla frutta.
Vesto bianco, scrivo verde o rosa, penso luccichio e trasparenza di vetrata che separa mille gusti dai miei occhi pieni di desiderio.
Ma come ho potuto?
Tempo perchè…tempus fugit. Non credo sia grave, ma è un altro anno, un altro pezzo di me che lascerò in fondo al mare. E sarà stato un altro inutile spreco, uno schiaffo alla vita, a questo enorme contenitore che riempiamo di illusioni e battaglie perse.
Eppure ero io, la stessa di adesso.
Non lo fa apposta, l’estate. Ci passa sopra, ci attraversa, a volte ci lascia in ginocchio, stanchi e perplessi. Carichi di ricordi mediocri, di overdose di affetto familiare e tolleranza messa a dura prova, di oggetti da portare via nelle tasche o nel cuore. Un ultimo sguardo alla lama azzurra all’orizzonte. La promessa di tornare finchè sole non ci separi, e invece arrivederci.
Ti conosco molto più di quanto tu conosca te stesso.
Ancora una volta, miracolo bifronte, mi volterò indietro per un attimo solo. E sarò in mille universi paralleli.

Janis Joplin – Summertime

quattro venti

2

Il demiurgO piantava fiori e bombe che prima o poi sarebbero esplose.

Prima o poi.

Una vita ad aspettare l’elargizione di zuccherini, uno ogni tanto, o colpi di rasoio.

Sperando nel taglio decisivo, per accelerare l’agonia.

Dopo mille morti attese, invece, un risveglio tardivo.

Seduta composta – come si conviene a un donnino perbene – espressione compunta/solenne, pelle sciupata dal passare del tempo, “ella” attende la risoluzione, anche se i conti non son tornati mai.

In fondo – si dice – la vita può sorprendere, può farti un regalo che non ti aspettavi.

Un regalo bello: chiamalo pure risarcimento, perchè è il suo nome.

Però i conti non tornano, e la mannaia non arriva mai del tutto inattesa.

Tu seminavi timide speranze mentre il demiurgO ti piantava dentro fiori e bombe che sarebbero esplose.

Prima, o poi.

digestioni difficili

lupa

Di parole gratuite e cattive, ormai lontane.
Di bizzarri e incomprensibili triangoli, e figure geometriche varie di “amici” con un denominatore comune.
Pausa sonno: il sogno non lo ricordo, ma la malvagità della buonanotte sì.
Ed io sono a casa come un’idiota a chiedermi se è almeno statisticamente possibile che a sbagliare sia sempre io.
Certo, a crederlo o a fingerlo soltanto sono un bel gruppo, molto affiatato.
Detto ciò, a mezzogiorno di un sabato spazzato dal vento, e che vento, buon divertimento ai patiti del finesettimana, a quelli rimasti in città a tramare contro il nemico di turno, sempre lo stesso, e al nemico di turno, in pianta stabile, “che a questa realtà preferisce la follia”.
Divertitevi, brindate, moltiplicatevi.
Io vi amo tutti lo stesso.

Nick Cave & The Bad Seeds. Into My Arms

mistificando

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Ci fosse un giorno da dedicare alla Mistificazione, sarebbe tutti i giorni, anche se gli altri trecentossessantaquattro organizzerebbero una gara  per lanciare via, lontano, la patata bollente.

Non ho sonno, in quest’ora di passaggio fra il solito sabato sera caciarone del locale qui vicino e la domenica, generalmente silenziosa, discreta, a volte un po’ malinconica.

Ho ancora la brutta abitudine di volermi spiegare il perché dei fatti che mi accadono intorno, e a volte anche addosso.

So di sbagliare: bisognerebbe lasciar correre via tutto quello che non è necessario capire, e di zavorra inutile ce n’è tanta.

Ho fatto grandi passi avanti e sono soddisfatta di me stessa, anche se ciò mi allontana sideralmente da certe categorie di persone che non ho mai capito, e mai capirò.

Quelli che mentono senza che ce ne sia bisogno, i depositari assoluti della Verità, che portano in tasca divisa in comode monoporzioni da regalare agli ingenui di turno.

Non capirò chi raccoglie meriti altrui spacciandoli per propri, magari beandosi e gioendo, con il cappello a falde larghe rovesciato a mo’ di sporta.

E quelli, vecchia razza, che ti puntano il dito nell’occhio affinchè tu non possa vedere e renderti conto che si sono giusto liberati della loro trave per accecarti.

Gente perbene, timorata di NS, che ha un copione pronto per ogni giorno, e uno speciale per i festivi.

Persone discretamente benvolute, abilissime nello stravolgere i propri connotati psicologici, tanto  trovano sempre almeno un paio di gonzi disponibili e disposti a bersi ogni sciocchezza, stolidamente persi in un’ammirazione senza costrutto, senza radici.

Spesso questa bella fetta di umanità è naturalmente dotata di piedistallo, e dev’essere bello alto se osano guardarti e trattarti con magnanima condiscendenza: dall’alto in basso, con e senza metafora.

Oh, ci mancherebbe che fossimo perfetti, per carità, ma la buona fede, per quelli come me, è un modo di vivere e di rapportarsi, così com’è un modo di vivere l’onestà, quella qualità in disuso che ti consente di guardare gli altri negli occhi senza abbassare lo sguardo, certi di essere umani e fallibili, ma animati dal fermo proposito di non recare danno inutile e ingiusto.

Riflettevo, col sottofondo di una pessima musica purtroppo abbastanza vicina; poi mi son detta che certi mari sono pieni di squali, ma che questo non impedisce di solcarli, quei mari.

Bisogna allenarsi  a rintuzzare falsità e scorrettezze senza scadere di tono o lasciarsi scalfire, e poi allontanarsi il più in fretta possibile.

Grazie al cielo siamo oltre sette miliardi, convinti, più o meno tutti, che ci si debba apparentare per stima e affinità.

Il resto mancia.

Fleetwood Mac – Little Lies

 

 

essere, non essere, far finta di essere e non essere

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L’attività preferita da tutti, ormai, è la corsa all’essere “se stessi”.

Poche ore fa ero in banca, assorta nei miei pensieri; a mezzo metro due donne parlavano dei fatti loro, incuranti degli altri. Mi colpisce la frase di una delle due, che conosco di vista: “io sono sempre me stessa”.

E deve esserle sembrato di essere se stessa anche quando ha preso posto accanto a me e mi ha dato una pacca sul braccio, chiedendomi se stessi leggendo e che cosa.

In realtà stavo solo cercando informazioni su Tupac Amaru, ma ho immediatamente riposto lo smartphone nella borsa, rispondendo monosillabicamente al prevedibile fuoco di fila di domande.

Non tollero l’invadenza, oltre a tante altre virtù moderne, e mi permetto di non tollerarle perché, per prima, non le riverso sugli altri.

Sapete, fa parte dell’essere me stessa, come la lealtà, la sincerità, la trasparenza fin quanto è possibile; oltre al difendere le persone care da attacchi proditori alle spalle.

Indubbiamente difettacci passati di moda, ma tant’è e tanto sarà.

Lo spartiacque virtuale che chiamiamo fine anno vecchio, inizio anno nuovo, non ha brillato, né prodotto scintille di gioia.

Presto, spero, lascerò in ospedale un altro pezzetto del mio corpo che, pur facendo parte dell’essere me stessa in senso strettamente fisico, deve necessariamente salutarmi per evitare che, con quel tocco di sfiga che non guasta mai, a salutare possa essere io.

A volte vorrei perdere per strada altri aspetti di me, dell’essere me stessa in senso pieno.

Lo vorrei perché spesso mi sento un pezzo da museo, perché non sgomito per farmi notare, perché non blandisco e non amo mettermi in mostra.

Lo vorrei nei momenti in cui rilevo il menefreghismo di molti, con amarezza.

Per fortuna si tratta di brevissime e inutili escursioni mentali che cestino subito, e con grande soddisfazione.

Alla scarsa popolarità ci si abitua: dopotutto ho sempre creduto nel criterio dell’affinità, e nella certezza che avere pochissimi amici veri sia più appagante che circondarsi di una pletora di conoscenze più o meno superficiali che sviliscono il senso, letterale e concettuale, della parola “amicizia”.

Questione di attitudine, questione di scelte.

Sting – Englishman in New York

si ha un bel dire, eh

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Altro giro altra corsa, propositi e bilanci che hanno poco senso.

Conservate pure i ricordi, se non vi fanno star male, ma non aggrappatevi ad essi perché spesso non sono una ciambella di salvataggio, ma la pietra legata al collo che vi porterà giù, in fondo al mare.

Aprite le finestre e inspirate l’aria fredda e pungente.

Lasciate che il crepitìo dei bronchi vi canti la sua canzone, che è liberazione e apertura.

Risintonizzatevi con la vostra essenza e provate a guardare oltre l’orizzonte: colmate l’assenza perché voi ne siete parte, in un lento fluire eterno.

Da un po’ ho una sola certezza assoluta: che mi manco, e che mi sono mancata a lungo.

Adesso vado a riprendere me stessa, incagliata fra una risma e il desiderio di un addobbo mai comprato perché “non ci sarebbe stata più una famiglia”, e nemmeno una coppia di persone innamorate.

Se mi ritrovo vi mando una cartolina.