pensare, sentire

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Amore e amicizia: contenitori virtuali di tutto e di niente.
Virtuali nel senso che possiamo attribuire loro i significati che sentiamo più consoni al nostro modo di essere e di intendere le relazioni interpersonali.
Amore presuppone un coinvolgimento più totalizzante: la coppia come concetto accoglie ma esclude dal nucleo chi è altro da sè.
Amicizia è comunione di intenti, libertà di espressione e complicità nel condividere: semplicità del condividere.
Può accadere che ci si possa ritrovare a “saltare” da uno stato all’altro, sebbene queste situazioni non si verifichino con frequenza, e se è difficile che una solida amicizia si trasformi in altro, è assai improbabile che si verifichi la situazione inversa.
Quanto più si è stati innamorati, o si è stati convinti di esserlo, tanto più si guarderà alla possibilità “amicizia” come ad una sorta di declassamento sentimentale.
Senza soffermarsi più di tanto sul fatto che ogni genere di rapporto interpersonale è di per sè soggetto a mutamenti fisiologici.
Così, ad uno scivolamento imprevisto verso una situazione più coinvolgente farà da contraltare l’incapacità, per molti, di considerare la persona un tempo amata come una confidente o una compagna di chiacchiere, affettuose ma spassionate.
L’ipotesi diventa mera utopia se uno dei due è ancora coinvolto in un attaccamento più profondo: non di rado questi si allontanerà dall’altra persona in maniera graduale ma irreversibile, non potendo essere in grado di gestire l’imparità sentimentale, vissuta come frustrante e ingiusta.

Stefano Bollani – Aguas de Março

Quelle brave ragazze

Nate bene, educate meglio: collegi esclusivi, insegnanti di prim’ordine.
Per il futuro, marito all’altezza, figli da manuale, vita perfetta.
Peccato che le scorciatoie della vita si divertano spesso a scombinare i piani di genitori animati  da buone intenzioni.
La vita prende alle spalle, generalmente alla sprovvista, e mischia le carte in modo che nessuno riesca a capire più il senso di niente.
Quelle brave ragazze educate e vestite di blu, deferenti e perbene, schizofreniche, paranoiche, borderline, depresse, disinibite e trasgressive hanno pagato pegno, e adesso sono libere.
Libere di spargere la loro follia per le strade del mondo, fra la gente che dichiara di non comprenderle e quella che mostra empatia.
Fingere è facile, con loro.
Sono “manarine” e in buona fede, anche se non hanno avuto vita facile. Magari nel tempo impareranno a guardarsi le spalle, e lo faranno in maniera totale,  granitica e irreversibile.
I ragazzi di sempre sono sostanzialmente uguali. Accomunati dall’età, ne vivono le turbolenze: chiunque sia stato il loro mèntore o precettore.
E’ o non è, l’uomo, un animale che funziona  in un certo modo?
Già: le differenze.
Formali, più che sostanziali, ma ogni intervento mirato a modificare incide, e annienta.
Quelle brave ragazze in divisa blu hanno avuto esistenze devastate, matrimoni sbagliati, figli ribelli più di loro, amanti tanto soavi quanto falsi.
Giunte nel mezzo del cammin di loro vita sperano ancora di chiarire, ricucire, pacificare gli animi  frullati dagli tsunami che la vita con loro non può, non ha potuto evitare.
Cos’altro volete che paghino, queste donne?
Non lo hanno fatto abbastanza?
Qualcuno vorrebbe, forse, le loro teste mozzate su un vassoio d’argento?
Bene: alcune sarebbero sicuramente disposte a soddisfare certi desideri.
Pur di non soffrire più. Pur di non continuare ad assistere al lento ed inesorabile naufragio delle loro povere speranze.
Fatevi avanti, e chiedete: non sarete delusi.
Io, una di quelle, emergo dalla mia palude per un attimo.
E vi auguro buona sopravvivenza. Alle feste, ai bagordi, ai torroni, ai baci dati a chi non vorreste baciare mai. Alle tavole imbandite. Ai calici di cristallo tirati fuori per l’occasione.

Siate più forti di tutto ciò.