Io e lei

C’era una volta.
Cioè c’ero, una volta.
Poi decisi di perdermi nelle circonvoluzioni allucinate della mia mente, avendo realizzato con certezza quasi matematica che una piccola impostora, alla nascita, si fosse impadronita di quella che sarebbe stata la mia vera esistenza, lasciando a me la sua, che è quella che mi porto addosso da quando ho aperto gli occhi per la prima volta.
Magari mi piace scherzarci, su questa edizione baby di Sliding Doors, ma la strana sensazione di essere sempre stata nel posto sbagliato, e nella vita sbagliata, non mi ha mai abbandonata veramente.
E lei, la ladruncola di destini, che cosa starà facendo, adesso?
E poi, in definitiva, chi può giurare che la disonesta sia stata lei e non io?
Non parlo di scambio di culle, anche perchè io sono nata in casa, come usava ai miei tempi, cioè durante le guerre espansionistiche del glorioso Impero Romano. Io, magnogreca di nascita.
Se quello che viviamo sia frutto di predestinazione, di furto o di libero arbitrio non ci sarà mai dato di saperlo con assoluta certezza.
Mi sono adattata a quello che mi circonda, e corro dalla farmacia allo studio di Mimmo, e dallo studio di Mimmo a casa dei miei, perchè a mio padre manca sempre un farmaco, una siringa e addirittura l’ovatta.
Finito il tour pro patre domani mi dedico all’amica di Stephanie Forrester, che al posto delle cuffie dei rotatori  ha del sartiame distrutto dal sale e dall’acqua di mare.
L’Unno è autonomo, per fortuna, e spesso mi capita di compensare il fatto di non essere presente come vorrei, adesso, comprandogli dei capi di abbigliamento che gli piacciono.
Io vesto da Zara, me ne frego delle firme e sostengo che se sotto c’è il manico, anche uno straccetto diventa un capo di alta sartoria.
Sia chiaro: il manico in questione non sono io, dato che stavo facendo, anzi tentando di fare un discorso generale.
Lei, magari, cioè la ladra della mia vita, ha fatto dei sapienti ritocchi estetici, non certo come quelli che hanno trasformato anche la Ventura in un puma californiano.
Forse ha un marito ricco e tordo che l’adora, e un amante prestante e giovane che usa e getta, salvo poi ripescarlo dal cestino della carta straccia.
Magari è una capitana d’industria che mette sull’attenti anche il padreterno, che pensa al suo lavoro, che la fa sentire realizzata, e che ha rinunciato ad avere figli per paura delle smagliature.
Magari ho solo scritto un mucchio di idiozie perchè può essere anche che la tipa sia finita sotto un tram all’età di trent’anni, dopo una vita sfigata come quella di Fantozzi.
Forse nessuno decide per noi, ma ognuno raccoglie solo quello che ha saputo seminare.
Forse, forse, forse.
Forse, tanto per scrivere l’unica cosa giusta di tutto il post, dovrei spegnere e provare a dormire, immaginando ad occhi chiusi un ovile, un pastore e tante compresse di xanax che saltano la staccionata.
Domani sveglia presto, e guai a chi mi rivolge anche solo il pensiero mentre celebro il rito del caffè mattutino.
Semmai proverò a pensare al suo, di risveglio.
Magari mi cammina accanto, e si tira le rughette intorno agli occhi con le dita, e poi fa le smorfie con la bocca davanti allo specchio per mantenere le labbra toniche, mentre l’Unno, con i pantaloni infilati a metà e le scarpe in mano, scuote la testa e va a recuperare il maglioncino lasciato sul divano la sera prima.

Qui, per esempio…
E qui, per par condicio. :-)

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