Siamo isole nell’oceano della solitudine

Il film si apre (sì, si apre) facendo fendere ad un traghetto una cortina densa di nebbia alla fine della quale si intravede un’isola che definire tetra sarebbe riduttivo.
Ci tenevo a vedere quest’ultima fatica di Scorsese, dopo The Departed, che mi piacque molto.
Torna Di Caprio con una divisa da detective, ma non dirò altro perchè questa pellicola interessante avvincente scioccante angosciante va vissuta, mediandola con il proprio quoziente di sensibilità individuale.
E dire che l’attore con la faccia da bambino rischiava di rimanere ancorato al Titanic e al suo naufragio.
Per fortuna, ma in alcuni casi no, si cresce, riuscendo a dimostrare di essere attori di razza, che non è giusto penalizzare solo perchè hanno fattezze fisiche da modelli di quartiere.
Durante il tragitto d’andata ho rischiato di andare di nuovo sotto un tir grazie ad un idiota che aveva sorpassato prima di me e che ha inchiodato l’auto all’improvviso mentre io sorpassavo il tir a mia volta. 
Mi è sembrato, per una frazione di secondo, il remake di quello che accadde nel mio “annus horribilis”, il 2001.
Stavolta, però, ero io ad arrivare dietro, e per fortuna ho fatto in tempo a frenare senza buttarmi a destra, dove sarei stata travolta dal tir, e senza tamponare il deficiente che ha inchiodato e poi ha invertito il senso di marcia su un tratto di strada dove farlo è vietatissimo.
Per fortuna in certi frangenti riesco a mantenere i nervi saldi, e a riprendere immediatamente il controllo di me stessa.
A volte mi faccio paura perchè non so che cosa o chi sono diventata.
Archiviato lo smarrimento, vivo le mie giornate senza la minima emozione. 
Preoccupazioni ne ho, e cerco di fronteggiarle, di rendermi utile e di risolvere quei problemi sui quali posso intervenire.
Il resto è piatta apatia.
In settimana ho visto anche un morto, e non ho provato nulla, se non un vago senso di dispiacere per lui e per i suoi congiunti.
La mia atarassia mi spaventa e mi porta a domandare a me stessa se sarei diventata così anche se….
E il film di stasera mi ha tenuto compagnia per tutto il viaggio di ritorno, quando, nonostante lo stereo quasi a palla, mi sono trovata a ricostruire dentro di me tutti i passaggi, le sequenze, i dialoghi.
Avessi ancora rapporti con una persona (che, però, non è quella che immaginerete), mi sarebbe piaciuto scambiare con lei qualche opinione su certi meccanismi della mente umana che, poi, non sono così assurdi.
Ricordo che lui mi parlava di Cape Fear, che io, però, non ho visto.
Amen.
Quel che è stato è stato.
In fondo anche certe persone, che in determinati periodi della nostra vita sono state molto importanti, ora sono departed.
Qualunque vita ci tocchi in sorte, qualunque esperienza ci modifichi, noi siamo noi, e solo su noi possiamo contare veramente.
Altre verità non ne conosco.
(anche il brano musicale ha un suo perchè)
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