Dang dang doko dang

In uno spazio piccolo per mio volere
sbong
irto di spine e  pericoli incombenti
mi accuccio sul mio corpo scarno
sbong
simulacro di un’opulenza svanita
mi accuccio ascoltando i rintocchi del cuore
sbong
pensando a un fantasma impudìco
e al cerchio di fuoco
che battezzerà la mia carne.

Anathema – Hope

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I cerchi nel grano

Qualche volta capita di aver bisogno di ordine e simmetria.
I miei ultimi anni hanno lasciato caos, abiti sparsi, polvere e odore di fumo passivo un po’ ovunque: dall’auto ai cassetti del comodino.
Per non parlare del frullato vorticoso di neuroni che molte volte mi rende ancora infantilmente impulsiva e cocciuta come un mulo.
Ieri mattina, col mio cielo interiore ancora basso e minaccioso, ho sconcertato profondamente un amico, scosso  dal fatto che avessi spento tutti i telefoni per due giorni.
Credeva mi fosse accaduto qualcosa di brutto, e invece volevo semplicemente starmene da sola, a coccolare il mio malumore.
A volte penso che se non avessi un figlio che ha bisogno ancora di me me ne andrei lontano: tanto la vita è una, senza repliche e balorda. 
Opinione discutibile come tutte le opinioni.
Ho sempre pensato che la mia esistenza appartenesse solo a me, ma mi sono comportata nel modo opposto, facendo in modo di rendermi utile per allietare quelle degli altri.
Dabbenaggine o retaggio di un imprinting rigidamente cattolico e osservante, al tempo in cui la mia testardaggine si alternava ad una  soavità naturalmente tesa all’empatia.
Poi si cresce.
Poi si cambia.
Poi si prendono legnate in faccia, e si decide che studiare da relativisti può servire a salvarsi le terga.
Sono uscita da me stessa, lasciando il  corpo disteso sul divano.
Son salita in alto, sfidando la nuvolaglia stizzosa di questi giorni di primavera bugiarda.
Ho guardato in basso, e tutto mi è sembrato diverso: ordinato, pulito, disposto rispettando i criteri della più assoluta simmetria.
Son tornata giù desiderando di possedere quegli esagoni perfetti, uno accanto all’altro.
E mi son persa nell’ennesimo sogno ricorrente.