Silent night

No, non è vero che sono un Grinch. E non è vero che sono cinica, cattiva, senza cuore.
Non è vero per niente.
Ho pianto tanto, nella mia vita, e se non piangevo mi tenevo tutto dentro per non far del male a chi mi ha voluto bene veramente.
Che almeno loro avessero l’idea, supportata dall’immagine, di una donna forte, che non teme i calci e i rovesci della sorte.
Pensavo di aver pagato il mio scotto per il  fatto di aver vissuto un’infanzia felice.
Pensavo che una depressione maggiore ed una ricaduta, botte, malattie, abbandoni inflitti e subiti, un divorzio ed altro bastassero.
Invece no.
Il dio dei sacrifici e delle immolazioni mi chiede ancora sangue e dispiacere: non è sazio.
Le puntate della mia vita mi hanno portato ad abbracciare l’agnosticismo come una fede, ed io mi ci aggrappo perchè mi sembra l’unico faro (lighthouse) nel mare infuriato che mi sfida e mi schiaffeggia.
Adesso che si spengono le luci, e si ripongono abeti e presepi, adesso io sento il Natale in un punto di me che non riesco ad identificare.
Ma lo sento, e ha il profumo dei miei anni migliori, e gli occhi lucidi per qualcosa che mi trascende e mi riempie di una malinconica dolcezza.
So che non durerà,  perchè gli attimi, per definizione, durano poco, ma volevo scriverlo qui, adesso.
Fra un po’, magari già domani, avrò indossato di nuovo la mia armatura, pronta a rintuzzare gli attacchi nemici.
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