Il gusto pieno della vita

17 aprile, 2011: le Palme.
Mi risparmio la battuta idiota.
Oggi nessuna riunione nel quartier generale.
Mia sorella e mio fratello sono fuori con le loro famigghie sante.
Io ho deciso di rimanere a casa col cane: il figliolo torna stasera dalla gita scolastica (ops, viaggio d’istruzione).
Che poi, quanto ci si possa istruire a Mirabilandia lo sanno solo i costruttori di giostre orrorifiche ai confini con la realtà.
Per fortuna hanno visitato almeno Ravenna e Ferrara.
A dirla tutta, sarebbero dovuti andare a Parigi (oh, cara), ma alcuni genitori molto apprensivi (e un tanto imbecilli) hanno temuto che i confetti sganciati da Sarkò su Gheddafi potessero mettere a repentaglio l’incolumità della progenie in trasferta.
Ho detto a Riccardo che, infine, amen.
Parigi andrebbe assaporata in coppia: magari in quella fase di rincoglionimento totale in cui ci si specchia nelle pupille dell’altro, e si sussurrano parole che farebbero accapponare la pelle perfino ad uno come Moccia, se Moccia fosse il beota che mostra di essere, e non il furbastro che ha saputo cavalcare magnificamente l’onda della peggio melassa sentimental-adolescenziale.
Dicevo: le Palme e la santificazione delle feste.
Ho chiamato i miei: “oggi fate gli sposini”.
Personalmente cessai di esser coppia dieci anni fa, vuoi per sfiga, vuoi per malassortimento.
D’altronde ammetto, e lo faccio serenamente e con assoluta onestà intellettuale, di avere lo spirito di un eremita: rivelazione fatta a me stessa dopo anni di dispiaceri, incomprensioni ed autoanalisi selvaggia.
Prima di mezzodì mia sorella è passata da casa, e mi ha rifilato una fogliolina rinsecchita di olivo.
Non posso ricambiare.
– Figurati, me la ritrovo per caso.
Aiùtati, che Dio ti aiuta?
Dev’essermi sfuggito un passaggio, e la colpa ce la spartiremo lui ed io: fifty fifty.

Ehi tu,
che mi leggi e non dovresti,
abbi almeno la decenza di farlo quando tua moglie non ti vede, oppure leggimi con lei, se proprio ti scappa forte.
Ne approfitto per dirti (per dire anche a te) che, dovesse partirmi un embolo, non voglio rimanere in carrozzella, nè attaccata ad una macchina, nè alla mercè degli altri.
Spiegalo anche a tuo figlio, che poi è nostro.
Spegnimento di tutto ed espianto immediato dei pezzi riciclabili, anima esclusa.
Ipsa dixit.

Beatles – The fool on the hill

Battaglie

Sorprendimi ancora, vita mendace.
Fammi credere che la via che ho davanti sia larga, ombreggiata e senza troppe asperità.
Convincimi che se le cose prendono una brutta piega la colpa non è mai di uno solo.
A dire il vero questo lo so, ma teoria e pratica spesso divergono, portando a predicare bene e ad agire in maniera indegna.
Convincimi, perchè non sopporto quelli che non dicono, non spiegano, non chiariscono e non sono sinceri, facendo sì che gli altri si mettano in testa idee sbagliate.
Idee che montano dentro come un fiume in piena, travolgendo gli argini del buonsenso e della razionalità.
Siamo quel che siamo: il prodotto di scelte, operate e subìte.
Che almeno ci sia data la possibilità di meritare almeno un po’ di chiarezza e lealtà, affinchè ogni tenzone sia ad armi pari.
Armi: che brutta parola.

Genesis – The battle of Epping Forest