Words

Quando so che mi aspetta una fila comoda, cioè con una sedia sotto, mi organizzo al meglio, non sapendo di preciso quanto mi toccherà attendere.
Come ogni lunedì pomeriggio sono andata dal medico-amico per la richiesta delle cure settimanali che sta seguendo mio padre.
Ho notato già a distanza che la porta dello studio era aperta.
Sono salita e mi son trovata di fronte un signore anziano, che ha sorriso al mio saluto.
Ho sorriso a mia volta, mi sono seduta e ho infilato la mano in borsa per estrarre il libro.
– Buonasera, signora.
Sera. Prima, veramente…
– No, io sono primo.
Lo so. Volevo dire che quando sono entrata e lei…
– L’anno scorso son caduto e mi sono spezzato il femore.
Ahi. Chissà che male cane. Le fratture…
– No no, sono caduto per le scale, non mi ha azzannato un cane.
Devo averlo guardato strano perchè mi dice che non sente bene. Eufemistico, il concetto, ma conosco il problema dell’ipoacusia, sorrido, gli faccio segno con la mano che è tutto a posto e tiro finalmente fuori il mio libro.
Ho appena attaccato le prime dieci parole quando arriva una specie di processione, alla spicciolata.
In breve tutti i posti a sedere sono occupati. Il signore ipoudente si guarda intorno con l’espressione smarrita tipica di chi è isolato nel suo mondo.
Il mio viso tenacemente rivolto in basso non basta ad arginare il chiacchiericcio che si scatena, come una tempesta, e che mi coinvolge mio malgrado.
Giuro che non sono del tutto asociale, nè scostante, ma la chiacchierata dev’essere un piacere: altrimenti è fiato che si perde, inutile, nell’aria.
Il medico tarda, stranamente, e intanto sfilano, nell’ordine, l’influenza A, la delinquenza minorile, i furti negli appartamenti, la crisi economica, la vittoria di Bersani, la caduta delle ideologie politiche.
Finalmente Mimmo si appalesa, scusandosi.
Nonostante io sia una persona mimetica, che fa pochissima vita sociale in loco, gli altri, evidentemente, ricordano ancora la mia esistenza in vita.
Il chiacchiericcio generale sta per toccare i cavoli miei quando l’ipoudente, che nel frattempo era entrato, esce quasi subito consentendomi di sottrarmi a quello che si stava già preannunciando come un fuoco di fila, partito da quando mio padre faceva politica, oltre quarant’anni fa, e appena approdato al lavoro di mio fratello.
Mi fiondo in studio e, come al solito, Mimmo mi viene incontro e mi abbraccia.
Ed io, ogni volta che lo fa, mi stramaledico per non essere stata tempista quando le circostanze lo richiedevano, persa com’ero ad inseguire chimere.
Richiesta, certificato per la palestra di Enrichicca.
Il telefono dello studio squilla in continuazione, il cellulare di Mimmo anche, il brusio oltre la porta è un coro di zanzare in astinenza.
Lui dice che passerà per vaccinare mia madre, e che gli spiace di non poter rimanere un po’ a parlare con me, ma “il lunedì è l’ottava piaga d’Egitto”.
Mentre mi alzo e lui si alza per accompagnarmi alla porta, previo abbraccione stretto stretto, mi regala un bloc notes su cui è disegnato un cuore.
Pubblicità di farmaci per cardiopatici, mica la locandina mignon di un film di Moccia.
Saluto, sorrido alla signora intrigantella e me la filo con un senso di sollievo.
Io, col mio libro fermo alla stessa pagina.

Boyzone – Words

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