tutti i colori del mondo

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Com’è un morto abbronzato?

Non l’ho visto mai, non ne ho idea.

Si muore solo d’inverno, forse?

Oppure si muore pure d’estate, ma esclusivamente dopo lunghe malattie?

No. No.

Si muore d’estate anche di morte violenta: magari dopo venti giorni di mare, e risate, e sogni incoscienti su un futuro (ontologicamente) nebuloso.

Si chiudono gli occhi, quasi all’improvviso, ma si chiudono per sempre.

Il rigor mortis è lo stesso, non ci piove.

Ma il colore?

Gli olivastri diventano gialli come i morti per pancreatite?

I bruni color cioccolato scaduto?

Ho provato ad immaginare me, che sono chiara ma non troppo.

Probabilmente avrei la nuance di un ciprino dorato, quello delle carte del “mercante in fiera”.

Comunque sia, comunque vada, quando mi toccherà prego vivamente chi mi circonda di non esporre la mummia: per la classificazione della tonalità può bastare un banalissimo scatto.

Porcupine Tree – The Start of Something Beautiful

 

il giorno di dolore che uno ha

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Ognuno ha il suo bagaglio di dolore, e sul dolore non si discute.

La diversità delle motivazioni è compresa dalla razionalità: il cuore segue i suoi percorsi impervi.

Un giorno come mille altri giorni, ventiquattr’ore di ordinanza: via un politico vetusto e molto discusso, via la gamba in cancrena di un anziano a cui voglio ancora molto bene, via un dolce coniglietto malato, via un uomo schiantatosi con l’auto contro un muro nel giorno del suo quarantesimo compleanno per un assurdo ed inconcepibile scherzo del destino.
Lacrime tornate a riaffacciarsi dopo anni di siccità assoluta: stura ad accumuli di dispiaceri come balle di carta compressa.
Noi siamo attori delle nostre piccole vicende: difficilmente possiamo sperare di deviare il corso di certi incroci inevitabili.
Una cappa di piombo mi fa compagnia mentre nella mente scorrono, in ordine sparso, le immagini della chiesetta semibuia a Corfù, dove una giovane donna piangeva col mento sulle mani incrociate, e quelle degli altarini illuminati fiocamente da piccoli ceri lungo i cigli delle strade.
Mi sono chiesta a lungo cosa avesse nel cuore quella donna, ma spesso possiamo solo sfiorare il dolore altrui, senza potervi porre rimedio.
Così, tornando a casa, abbiamo visto un cagnolino bianco per strada.
Lo abbiamo seguito per riuscire a capire se avesse un posto in cui ripararsi.
Lo abbiamo ritrovato con un fratellino e la mamma, più un cane poco somigliante alla progenie, ma sicuramente più fiducioso nel genere umano.
All’improvviso abbiamo visto tante lucciole accendersi e spegnersi fra i papaveri e gli olivi dietro i muretti a secco: da quanto tempo non ne vedevo una?
Il mio a_ mico si è meravigliato come un bimbo: lui, cittadino, non le aveva viste mai.
Così ho deciso che me ne andrò a vivere in un posto che abbia un giardino grande a sufficienza da accogliere la mia futura arca di Noè.
Chi mi ama o mi amerà, ammesso che ciò possa accadere, dovrà solo avallare questo mio fermo proposito.
Io amo chi mi ama: la cantastorie degli amori infelici non abita più qui.

Animals – Bring it on home to me