quelli che benpensano

Ci vuol poco a gettare palate di melma sulla vita e la morte di una donna.
Una donna che avevo conosciuto bene e frequentato, anni fa.
I giornali, ciascuno a ruota libera, hanno fornito notizie differenti le une dalle altre.
“Sabrina assassinata dall’ex amante sessantenne”, “Sabrina e la sua denuncia per stalking”, “Sabrina uccisa davanti al figlio”, “Sabrina uccisa dopo aver accompagnato il bambino a scuola”.
I legali dei familiari della donna hanno smentito la relazione con il sessantenne, padre di un’amica, e hanno smentito che il figlioletto abbia assistito all’assassinio a bruciapelo della  mamma.
Però, ecco, nel paesotto tendenzialmente moralista ed ipocrita in cui vivo ho sentito allusioni al fatto che  se  se ne fosse stata “al suo posto” non le sarebbe accaduto nulla di male.
Suppongo che il gretto immaginario dei cosiddetti benpensanti voglia le donne separate chiuse e costrette in una vita di rinunce e sacrifici, dedite solo alla nobile cova della prole.
Ancora oggi ad un uomo si perdona tutto, escursioni sentimentali in primis, mentre una donna deve vivere solo ed esclusivamente per i figli.
Come se non avesse più desideri, progetti, sogni.
Come se la vita le spettasse solo perchè in funzione di altre vite.
Il discorso è generale: quasi certamente la povera Sabrina era stata l’oggetto dell’ossessività di un uomo malato, che il 19 aprile aveva denunciato per molestie, ma quand’anche avesse avuto una relazione, ciò sarebbe stato un suo insindacabile diritto.
Quello di continuare a vivere e ad esistere.
Però c’è ancora chi pensa che uscire con un uomo che non sia il  legittimo consorte, anche dopo una separazione, equivalga più o meno ad “andarsela a cercare”.
C’è ancora chi pensa questo nel duemiladodici.
Che schifo.

bocche di rosa

        Riflettevo sul bombardamento “Parolisi” da parte dei media.
Siccome alcune mie serate vuote si schiantano contro la tv, “chi l’ha visto?” ha portato alla luce, novello parto distocico, un caso analogo alla vicenda della quale stiamo sentendo dire da ben sei mesi.
Una donna tradita scompare. Il marito (fedifrago) nega di aver mai avuto un’amante. L’amante dice “ehilà, io ci sono, e son pure stata presa per i fondelli” (culo sarebbe stato termine più appropriato, ma in rete si aggirano novelli Savonarola che farebbero volentieri scempio di me e del mio linguaggio da camallo).
Tornando nel seminato, l’amante del fedifrago sta collaborando con la giustizia: non si sa quanto per altruismo e senso di responsabilità, e quanto per vendetta.
La soldatessa di Parolisi, invece, pare stia zitta, e  di Parolisi ascoltiamo, nostro malgrado, dichiarazioni stucchevoli, bugiarde e sgrammaticate.
Il punto è questo.
Non serve prendersela con gli uomini, se ci sono donne che reggono il loro gioco.
Fare il discorso della femminista de’ noantri non renderebbe giustizia alla realtà, che è sempre più articolata e tortuosa di come appare ad una scorsa superficiale delle storie.
Perchè, cari miei, noi siamo storie.
Canovacci, racconti, copioni, sceneggiature.
Io, tu, l’altra.
Tu mi fai credere cose false ed io ci credo, perchè son tonta o innamorata, che poi son situazioni molto simili.
Da qualche parte c’è una povera lei che ti aspetta: ignara o sospettosa, ma fermamente determinata a non “farsi sottrarre l’osso” (cit. De Andrè).
Siccome la vita è spesso matrigna, ti aggrappi ad una manciata di caramelle, nemmeno di buona qualità.
E tanto ti basti.
La moglie accoppata è una realtà in espansione esponenziale.
Una volta si eliminavano le altre.
Oppure si recitava al loro cospetto, con tono ed aria contriti, che sarebbe stata cosa buona e giusta se la legittima sempre fra i piedi fosse finita in un fiume in piena, magari con l’auto.
Cosa volete che si possa provare di fronte a queste perle di umanità?
Disillusione, dispiacere, disinganno?
Un po’ di tutto ciò, ovvio, ma anche niente.
Le menzogne lastricano le vie dell’inferno: quello in cui ci muoviamo giorno dopo giorno: confusi, persi, sconfitti.

Fabrizio De Andrè e P.F.M. – Bocca di rosa