Mine vaganti

A volte sfido me stessa a mettere da parte l’intuito, che ormai da un bel pezzo ha cessato di essere infallibile.

Avevo alcune perplessità sul film che avevo deciso di vedere ieri, ma ho voluto rendermi conto, prima di confermare o sfatare una sensazione distorta.

Ozpetek, stavolta più eccessivo nella caratterizzazione dei personaggi del suo ultimo film pugliese, riesce tuttavia a far riflettere, a far provar vergogna, a divertire, a commuovere.
Già, perchè c’è sempre almeno un momento in cui il regista turco-italiano mi provoca uno spasmo alla trachea.

Omosessualità (tema ricorrente), ripudio e infine accettazione della diversità, compressione dovuta alle convenzioni di una mentalità soffocante e pregna di pregiudizi che giudica normale che un uomo sposato intrattenga rapporti con una donna di una volgarità inaudita e neghi, nel contempo, che il figlio abbia gusti sessuali non canonici.

Momenti in cui i dialoghi si fanno importanti e pieni di significato, in questa ultima fatica di Ferzan Ozpetek che si è avvalsa della co-sceneggiatura di Ivan Cotroneo.

A mio avviso c’è una scena di troppo, e troppo macchiettistica, ma la direzione è stata molto abile a stemperarne l’imbarazzante e presumibile impatto sullo spettatore in un graduale cambio dell’inquadratura e della colonna sonora.

Ho sconfitto, così, la mia perplessità preconcetta, uscendo dalla sala cinematografica con la sensazione che il regista, ancora una volta, lasci a chi guarda la possibilità di identificarsi con questo o quel personaggio, oltre che un margine ampio per poter interpretare in maniera assolutamente libera certi dialoghi, e certi silenzi.

“Non farti mai dire dagli altri chi devi amare, e chi devi odiare. Sbaglia per conto tuo, sempre”.

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