I’m the walrus

” Voi siete quelli che inciampavate in una pietra e solo allora vi fermavate a raccoglierla.
Tutte le vostre pietre mi avete portato, le avete lasciate lì, nel letto: erano i ricordi, le forme dell’infanzia, le frustrazioni e le poche speranze, pallide pallide come quell’eterno crepuscolo invernale che era la vostra vita.
Ma no, non dovete prendervela a male.
Il vostro eterno crepuscolo è stato il mio rifugio.
Sono stata bene, davvero, a guardare il sole immobile che calava, fermo sull’orizzonte per anni, senza forza, nè luce nè calore.
Giusto giusto un poco per guardarsi in faccia – negli occhi no, gli occhi sfuggono agli amori a bassa densità – giusto giusto per non sentire freddo.
Mica è brutto vivere ai poli, sei mesi d’inverno non hanno mai ucciso nessuno.
Lasciatevi rincuorare: le donne che mi sono succedute ve lo hanno dimostrato: che il vostro abbraccio è un piccolo miracolo, che la vostra spalla è il luogo giusto in cui depositare la fiducia.
Hanno saputo sorridere delle vostre piccolezze e così facendo le hanno rese più grandi: hanno dato loro la giusta proporzione.
Quello che sono e che erano: sciocchezze.
Vi hanno dato figli e siete stati felici, siete felici.
Vi immagino qualche volta nel letto a fare i conti e dirvi soddisfatti, e tirare respiri di sollievo per avermi perduta.
E tutto sommato anche contenti – così a distanza, da dove nulla fa più male, così da lontano che la gittata del proiettile si esaurisca prima di giungere all’obiettivo – ma da lì, tutto sommato, anche contenti di essere passati in quel letto.
Una medaglia al valore, sul vostro pigiama, la vedo.”
Valeria Parrella, “Ciao maschio”