Seppellitemi con le mie risate

Dando un’occhiata distratta alle email sono stata colpita dal titolo della missiva di una compagnia di assicurazioni che promette “uno sconto extra del 20%” agli sposati o conviventi.
Io convivo con mio figlio: fa lo stesso?
Premetto che questo post è un non-post, cioè tutto e niente, oppure tutto e il suo contrario. Chiedo brevemente scusa, ancora una volta, per le parole di ieri: dimenticatele, per favore.
Non le elimino per via dei commenti, ma in quello sbotto di dolore rabbioso c’era un’ impudicizia che non avrei mostrato perfino se avessi pubblicato delle foto di me nuda.
Rileggendomi ho colto un paio di note orribilmente stonate: vere, autentiche ma tremende. Purtroppo non sono responsabile dei miei sogni.
Dei pensieri sì, è ovvio, ma l’inconscio elabora a modo suo, ed io non c’entro.
Il risveglio, l’ultimo, è stato segnato e scandito, dan dan da da da da da da da dan, dalle note della canzone che ho associato ai miei personalissimi versetti satanici.
Mal di schiena, mal di anima.
Telefonata.
E se qualcuno diceva che una telefonata allunga la vita non aveva tutti i torti.
L’amico passa a sorpresa, secondo le sue abitudini.
(Ma cos’è questa, la settimana del sentirsi a disagio)?
Sono ancora in desabillèe (Google suggerisce deshabille), senza doccia e spettinata.
Sentirmi dire che sono bella potrebbe far bene all’autostima se lo specchio del soggiorno non mi rimandasse indietro l’immagine di una scopa di saggina con indosso un pigiama abitato da scoiattoli beneducati.
– Potrebbe interessarti un libro fra questi?
Spulcio fra i piccoli volumi, mentre lui parla fra sè: “Questi no, questi son roba senza importanza”.
Come? Cosa? Senza importanza quello?
Fra opuscoli di cucina e piante da balcone sbuca, dal mio passato remoto, un libro che lessi quando ero ragazzina.
Una storia che mi colpì moltissimo, e che ho sempre portato nel cuore.
Forse me lo avevano regalato i miei, forse lo avevo comprato io stessa durante una passeggiata pomeridiana, ai tempi delle suore. E all’improvviso me lo ritrovo sul divano di casa, ingiallito e vecchio proprio come sarebbe dovuta essere la mia copia.
Lascialo lì – intimo all’amico nell’atto di mettere via quel cimelio. Sulla prima pagina bianca c’è scritto, a matita, il nome di una ragazza di allora: probabilmente un’altra enne di niente.
Così il metronomo inizia a segnare il ritmo di una giornata che credevo persa in una palude filamentosa di cupa malinconia.
Il mio libro ed io prepariamo il pranzo: la versione dietetica di uno dei piatti forti di mia madre. Una robetta sciapa, lo ammetto, ma salutare, visto che passioni ed intingoli rovinano la vita intesa come esistenza, e quella che fa riferimento ad un punto del corpo.
Mi rigiro il libretto ingiallito fra le mani, e penso all’inutilità di continuare a mugghiare, a piagnucolare come un agnello in odor di sacrificio.
E’ tutto inutile: se un uomo non ti ama più non puoi irrompere in casa sua vestita da Rambo, non puoi piangere nè chiedere. Non puoi spillare una bambolina voodoo nè andar di corsa a rispolverare la maledizione di Didone.
Lui
non
ti
ama
più.
Questo non fa di te un sottoprodotto umano, e non deve far di te un’aspirante macchietta.
(A volte mi consiglio di avere più pudore dei miei pensieri di certo genere.
E mi rispondo che ho ragione, ma che fra qualche tempo una risata mi seppellirà. La mia).

Gogol Bordello – Through the roof ‘n’ underground

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