l’incipit

marlie

Il telefono squillava, incessante, mentre ella (ella, ella) cercava di districarsi fra il telo nel quale si era avvolta maldestramente, e il tubo lungo della doccia.

Giusto il tempo di scivolare inciampando in una ciabatta, genuflettendosi  violentemente  al cospetto della porta del bagno semiaperta.

La spinse con un gesto secco e perfettamente simmetrico delle mani aperte, pensando in tutte le lingue morte che conosceva, cioè in ciò che ricordava di esse.

Facendo leva sui palmi riuscì a sollevarsi un po’, poi si aggrappò al lavabo e si tirò su, sperando che non le sfuggisse la presa.

E’ che certi giorni nascono a modo loro e, per quanti sforzi si facciano per invertirne la direzione, si riesce solo a complicare tutto.

Bagnata, con tracce di sapone qua e là e il telo a mo’ di peplo, realizzò che aveva rischiato l’incolumità fisica inutilmente; avrebbe dovuto considerare, infatti, che il telefono avrebbe smesso di squillare prima che riuscisse ad improvvisare quella corsa verso la stanza da letto, tanto rocambolesca quanto ridicola.

“ Un operatore telefonico”, pensò mentre sul viso le si disegnava una smorfia sinistra.

Escludendo figlio, madre, sorella e amico del cuore non poteva essere che un dispensatore di fregature camuffate da “offerte molto vantaggiose”.

“E’ andata”, si disse, e prese a ricomporsi come se non ci fosse stata alcuna interruzione.

Asciugatura accurata, crema applicata sul corpo con una cazzuola e fatta assorbire con un rullo per pitture.

Asciugatura capelli e vestizione.

Asciugatura dell’acqua che aveva semi allagato il bagno.

Dopo un’ora scarsa era tutto in ordine, tranne i pensieri.

“Perché una storia d’amore finisce? Chi stabilisce, e soprattutto come, il momento a partire dal quale si è autorizzati a sentirsi liberi? Storia finita – the end senza appello – è quando uno dei due si disamora e si allontana pian piano mentre l’altro rimane in stato di imbambolamento pensando alla vasta produzione musicale di Marco Ferradini?”

O, piuttosto, per storia al capolinea si intende un rapporto esaurito come un coniglio senza pile Duracell? Cioè una storia morta per consunzione naturale e biunivoca?

Realizzato per la millesima volta che arrovellarsi non fa bene alla salute mentale, aprì il frigo e si attaccò alla bottiglia del succo alla pera come fosse un biberon.

Parzialmente rinfrancata andò a cambiarsi le scarpe, dipinse il viso un po’ a casaccio, tuttavia senza eccessi, si caricò (come bestia da soma) di articoli da eliminare e, presa la borsa al volo, si diresse verso la porta di ingresso, chiudendosela alle spalle.

Mentre chiamava l’ascensore il telefono riprese a squillare.

Chiuse gli occhi, contò fino a cento e, mentre entrava nella cabina, sommersa da inutili masserizie, rivolse al milite ignoto un saluto tipicamente ittita.

Quindi si catapultò in strada, scaricò il ciarpame in auto e, prima di dirigersi verso la sua destinazione, passò dal bar all’angolo per il rituale prosecchino del primo pomeriggio.

Arcade Fire – The Suburbs

La foto è di Marlie Morante, Luz de Aurora Photography