Washing machine

E’ il nome, il finto titolo che molti attribuiscono a questa dolce e struggente ballata di Kate Bush.
Non la conoscevo: devo ringraziare un caro amico che me ne parlò, consigliandomi di ascoltarla.
Non c’è bisogno di testi strabilianti: a volte la quotidianità, quella senza aspettative e speranze, va cantata nuda e pura.
Quella che in certi momenti sembra rasentare una leggera forma di stolidità.
Mi son sorpresa per quanto mi appaia rilassante il cestello della lavatrice in movimento, con la camicetta intrecciata ai pantaloni, e bucce di noi che si sfiorano, si abbracciano, fanno l’amore.
Non ho mai lavato indumenti amati. Mai amati in modo assoluto.
Ma l’amore non è forse quel trasalimento che ci coglie all’improvviso, quella sensazione che stringe il cuore in una morsa, quel brivido che ci scuote e del quale ci accorgiamo quando è appena passato oltre?
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