a settemezzo c’ho la matta

La_casa_dei_matti

Normalità: parolona.
Su cosa sia, o possa essere, potremmo consumare fiumi di inchiostro e corde vocali: non ci troveremmo mai d’accordo.
Io la mia piccola teoria ce l’ho, e me la tengo.
Escludendo quelle che, con giusta ragione, vengono definite patologie molto serie, ipotizzo che molti di noi abbiano le loro zone d’ombra, più o meno vaste.
C’è la paranoica mimetizzata dietro un’aplomb inscalfibile, l’ansiosa con gli occhi che si spostano veloci dal cellulare all’orologio, il depresso che si trascina non noncuranza semplicemente ostentata, giusto perchè gli altri non si rendano conto che ogni passo, ogni sforzo è fatica immane.
C’è un’umanità variegatà, là fuori, una schiera di donne e uomini che cammina, mangia, beve e si convince di essere in grado di amare solo per aggrapparsi ad un’illusione.
E si alza ogni mattina, va al lavoro, fa la spesa, accompagna i figli a scuola, racconta a se stessa tante belle storie edificanti: bugie bianche che leniscono il bruciore dell’anima inchiodata alla graticola della Consapevolezza.
Che, un bel giorno, qualcuno decida di non starci più è normale, perfino logico.
Non siamo macchine senza sentimenti: solo poveri orfani della parte sana di noi: quella persa per sempre.

Dresden Dolls – Truce

untitled

  Rinascerò mancina.
Rinascerò ebrea.
Alta, carismatica, forte come una roccia.
Rinascerò giusta ma implacabile.
Rinascerò capitano decisionista.
Capace in cucina e in battaglia.
Rinascerò acciaio e diamante.

                     n

 Lou Reed – Perfect day

L’opera “Untitled” è di Maurizio Cattelan

Considerazioni

Se non ti ami nessuno ti ama.

Io credo, piuttosto, che l’amore degli altri verso di noi non sia impossibile ma irriconoscibile, se non ci amiamo.

Perchè a certi impeti dell’anima bisogna esercitarsi, se non si è avvezzi.

Ma come ci si può “esercitare” ad amare?

Non è mica come un’ora di pilates, o una ricetta da testare sui fornelli.

Ci sono cuori che sanno ricevere perchè conoscono, e cuori che riescono a provare solo gratitudine: come se si fosse ricevuta una manciata di caramelle.

E la gratitudine, si sa, è solo una lontana parente dell’amore.

C’è che poi ci si stanca di ostinarsi a voler imbrigliare la definizione di un sentimento, a volte patologico, nello spazio virtuale di pochissimi concetti.

Ecco perchè, in vita mia, non ho mai detto ti amo. Nemmeno quando ho amato davvero.

Ed ecco perchè nutro un’ostilità, abbastanza evidente, verso chi usa e abusa di certe parole, come fossero generiche manifestazioni di un generico affetto.

Lo so, sono analitica e pignola.

Una vera, autentica zitella doc.

Grand Funk Railroad – The locomotion

Enne

Enne come nihil. Come no one. Anche come Nicoletta, volendo.
Enne come nevrosi.
Da dove credete scaturiscano le nevrosi?
Quando pedalo metto in moto i pensieri in maniera accelerata, e non è un bene.
La coscienza di una lacerazione interna non basta a lenirne il dolore.
L’esigenza di assomigliare agli altri, e di condividerne le tappe e le partenze, mal si concilia con la consapevolezza di essere diversi e incompatibili con schemi precostituiti e modelli socialmente dominanti.
Sentire l’area del proprio corpo come terra straniera, e gli impulsi mentali cavalli imbizzarriti che vorrebbero valicare limiti ideali di filo spinato percorso da corrente ad altissima tensione.
Le nevrosi sono incapacità di adattamento a cliché che non si condividono o che, peggio, a volte vengono avvertiti come incompatibili ed ostili.
Enne come nuvole.
In questi giorni ne stiamo facendo scorpacciate.
Sono bianche, frastagliate ed imponenti; a volte nere, basse, minacciose come un esercito che si appresta all’attacco.
Enne come noncuranza, come nausea, come naufragio.
Enne come nontiscordardime.
E se, per caso, dovessi scordartene…