La donna che fissava la enne

Ci sono giorni che, a poterselo permettere, andrebbero trascorsi in uno stato di sonno profondo, intervallato da brevi risvegli giusto per rendersi conto di essere ancora vivi.
Stamattina pioveva, ma poi finalmente il sole si è deciso a fare capolino, e l’ho benedetto  perchè avevo un bucato e un “colorati” in attesa.
Il mio amico Toni ha l’asciugatrice Mìele (tsè), ma io vivo al sole del sud, e il sole deve usarmi la cortesia di asciugare i panni.
Ci sono giorni in cui sbagli qualunque cosa tu decida di fare, e menomale che la piega me l’ha fatta la mia parrucchiera free lance.
Una volta mi cotonava alla Ivana Trump, e alle mie vive rimostranze rispondeva che i miei capelli finifini e lisci sarebbero venuti giù da soli: il vaticinio non faceva in tempo ad avverarsi perchè, andata via lei, correvo in bagno a dare la mia aggiustatina finale, non sopportando di avere in testa una matassa di zucchero filato.
Ho deciso per il film, sapendo di aver scelto bene.
Eppure qualcosa non deve aver funzionato se ad un certo punto mi sono ritrovata a dormire con la testa penzolante nel vuoto, a destra, dove il posto era libero. Mi sono riavuta e ho seguito fino alla fine questa strana storia pregna di satira antimilitarista e ricca di trovate surreali,  ma con alcuni momenti di lentezza narrativa.
Al ritorno ho sbagliato strada due volte e ho tentato di raddrizzare un paio di curve. Ho fatto vibrare anche l’abs, cosa che in dieci anni sarà successa cinque volte al massimo.
Sono finita in un banco di nebbia che mi ha accompagnata fino ad una trentina di chilometri da casa, ma non avevo nemmeno la forza di imbestialirmi. Se da quelle brume fosse spuntato  un mostro con tre teste gli avrei offerto anche un passaggio senza battere ciglio.
Ho guidato senza voglia di farlo, in automatico, pensando ad alcuni momenti della serata che, se fossi stata la barricadera di una volta, mi avrebbero fatto schizzare il nervoso alle stelle.
E invece niente: ho registrato gli episodi con una punta di sconcerto e li ho riposti nella stanza del pre-archivio.
Ho toccato terra alle 23: l’unno, a cena con la sagrada familia, non era ancora tornato.
Ho messo a posto la spesa e, nel mio andirivieni, mi sono guardata un attimo nel solito specchio del soggiorno: ho visto passare una donna con jeans neri e maglietta nera, e una pashmina colorata intorno al collo. Una donna nemmeno tanto male, tutto sommato. Poi mi sono avvicinata allo specchio e l’ho fissata negli occhi.

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