gli addii

Invecchiare vuol dire perdere progressivamente la capacità di cogliere certe sfumature.
Vuol dire anche andare incontro a quel punto di non ritorno che  pronunciamo a fatica: personalmente non ne conosco nemmeno l’etimologia, e non mi curo di informarmi.
Morte, morte, morte: che ci vuole?
Evento ineluttabile, punto di partenza per una nuova vita, fine di un ciclo biologico.
Parti e non torni più.
Sei già lontano, eppure intorno a quel che resta si consuma il festival della retorica.
A beneficio di un pubblico non sempre  interessato.
Vorrei andarmene con il bagaglio necessario, senza riti e parole dette a caso da uno sconosciuto: da tempo non ho più dimestichezza con certe cose.
Senza “è stata una buona moglie e madre”, perchè nessuno sa quello che siamo dentro.
Potremmo essere stati molto meno, ma anche molto di più.
Il dolore non è uno stampino ad inchiostro che si ripete all’infinito, sempre uguale a se stesso.
Noi non siamo figurine di cartapesta,  e le parole se le porta il vento.

Jesus And Mary Chain – Darklands

afflati kafkiani

Quanto, di ciò che difficilmente si sopporta, siamo realmente disposti a sopportare?
Il “volemose bene” ad ogni costo improvvisamente non basta: non più.
Tolleranza zero, sopportazione zero, empatia zero.
A volte si riesce ad abbozzare ancora un mezzo sorriso per una sorta di riflesso pavloviano: sentendosi ridicoli e consapevolmente fuori posto.
La voglia di mandare tutti al diavolo monta dentro come un fiume in piena: anche quella  di prendersela con se stessi per essersi costretti ad accettare una realtà nella quale ci si muove come animali disorientati.
Così si indossano gli occhiali da sole fino a sera: perchè la luce abbacinante acceca.
Così si sbuffa in faccia a chi ripete le stesse parole per più di due volte, e si guarda in cagnesco chi ti fa gli auguri perchà hai un’auto nuova.
Auguri perchè?
Avevano ormai associato la tua faccia che invecchia alla vecchia auto che ti si stava attaccando sotto al sedere, oppure ti augurano, semplicemente, che nessuno te la prenda a martellate per il mero gusto dello sfregio fine a se stesso?
E’ capitato anche questo, in effetti: oramai niente del marcio che ho intorno mi stupisce più.
Non è che avessi tutta questa voglia di sentirmi in guerra, ma è come se gli eventi, a volte, ti ci trascinassero senza la tua volontà.
E sentirsi in balìa di ciò che ti trascende è orribile.
Avevo iniziato a fotografare i primi germogli di questa primavera precoce, e me n’è passata la voglia: tanto, a che serve?
I colori si sono alterati, e son tornati minacciosi: il rosa del ciliegio ha una tonalità aggressiva, il verde dell’erba è drammatico.
Tutto si è deformato: anche forme e strutture.
La realtà nuova costringe a fare sostanziali passi indietro: forse è solo la mia percezione alterata, ma è terribilmente realistica.
Vera.

Red Hot Chili Peppers – Desecration Smile

Fly

Ho sempre guardato con sconcerto alle donne che si buttano giù dal balcone con le pantofole, e i vestiti di casa.
So bene che se si decide di passare ad altra vita non si sta a sottilizzare sulla mise da indossare, ma spesso mi sono sorpresa ad accarezzare l’idea di conservare un certo decoro anche quando
deciderò di spiaccicarmi al suolo, e gli addetti dovranno ricomporre la salma per traslarla all’istituto di medicina legale.
E’ tutto terribilmente normale, no?
Nessuno è indispensabile, quindi chi resta trova ben presto la sua strada da seguire, scevra da condizionamenti e da percorsi di  strade già erroneamene tracciati.
Poi, alla fine della fiera, è solo questione di tempo: le acque dello Stige saranno clementi con  tutti.
Con coloro che attendono il momento, e con quelli che, saggiamente, decidono di porre fine alle proprie vite con senso di libertà e responsabilità.
Tanto, sia chiaro, chi rimane si rimette subito in sesto perchè la vita continua. Quella loro.

Alice in chains – Dirt

Off

E di nuovo cambio casa, come cambiano le cose.
Entrai per sbaglio in questa dimensione parallela nel lontano 2001. Ero separata da poco e imparai ad usare il pc per autentica disperazione.
Allora mi facevo chiamare kali, al tempo delle chat irc, o come diavolo si chiamavano.
Mi costruii anche la mia stanza, chiamata #abiteròmestessa per tenere fede ad un proposito nato durante una seduta di psicoterapia.
Purtroppo io non mi abito, e non abito.
Sono in questa casa che a volte mi pare senz’anima, di fronte a questo monitor che per me non ha più il significato salvifico di una volta.
Di quando, una sera sul tardi, comparve sulla mia pagina un folletto veloce e pieno di energia.
Si chiamava Serendip, e sulle prime mi parve parecchio strano.
Non gli diedi un gran peso, presa, com’ero, dai miei problemi veri.
Pian piano lui riuscì a fare breccia nel mio cuore, finchè lo ebbe fra le mani.
Kali e Serendip. Come Mirna Loy e William Powell, come Minnie e Topolino.
Un videogame. Siamo stati gli interpreti di un videogame che io, ad un certo punto, ho pensato potesse diventare realtà, come in certe favole incredibili.
Chi mi segue da anni sa che questa follia del trasloco compulsivo oramai fa parte di me.
Ma arriva il momento in cui bisogna spegnere la console, anche perchè kali è rimasta sola, ad interpretare un ruolo che oramai le sta stretto, e Serendip l’ha indotta a voltargli le spalle perchè così fanno gli eroi, no?
Io non sono vera, e voi non lo siete.
Conosciamo, reciprocamente, degli aspetti che ci fanno intravedere quella che potrebbe essere la realtà, ma la realtà appartiene al mondo di chi si tuffa nella vita ogni giorno: abbracciando, baciando, stringendo mani, magari frantumando setti nasali con un souvenir di quarzo.
Tutto ciò che rimane al di là del monitor è recita, anche se l’attore è animato da intenzioni sincere.
Per cui, alla fine del gioco, è bene che anche kali si eclissi. kali con i suoi cento nomi e le fughe necessarie.
Lui non mi legge più.
La cosa non mi spezza  il cuore, ma mi fa capire che si è chiusa un’era, quella dei sogni a quarant’anni: i più pericolosi.
Lascio il blog di servizio per quelle due cose che magari, un giorno, mi verrà in mente di comunicare.
Il resto si ferma qui, almeno finchè non sarò in grado di tornare ad essere nicoletta.