la specialista

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Pensavo di essere diventata specialista in buoni propositi rimasti tali, ed è andata così per anni.

Ho provato di recente a stabilire nessi e contatti, ma mi son ritrovata a parlare a me stessa, e nemmeno tanto, perché parlare da soli è noioso.

Ieri ho chiuso un altro capitolo della mia vita, ma sono stata invitata a farlo perché non sto a certe regole che mi sono state presentate da un giorno all’altro: o così, o ciao.

 

Stasera sono stata fuori con amiche, e ho provato a pensare a quello che verrà.

Perché stavolta devo mettercela tutta: non ho più occasioni e tempo da sprecare.

Fuori una luna nitida e lontana: come quel pezzo di cuore che è andato a finire chissà dove: magari con tutti gli altri pezzi accatastati in un anfratto di me, nel corso degli anni.

Intanto tiro su un’altra fila di mattoni: bene che vada, a buttarli giù ci metterò niente.

Steven Wilson – Routine

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saluti

bg bnnnnnAccettiamo di morire.
Part time, per un garbuglio che continua ad arrotolarsi su se stesso da un numero preciso di anni.
Sappiamo di dover andare via ogni giorno, e ogni giorno ci inchiniamo al sole che sembrerebbe beffardo se l’idea, in sè, non fosse folle.
Salutiamo, tendiamo le mani, sorridiamo.
Guardiamo al futuro (al futuro?) come se avessimo il dono dell’eternità, e nell’idea di eternità ci lasciamo andare come barchette di carta in un giorno di bonaccia.

Bono, Damien Rice – One

parlare ai morti

Tenere il cervello in allenamento mi costa tanta fatica: soprattutto dopo le solite notti insonni: una ogni due, tre.
Nelle notti a luci accese divento allucinata e possibilista, imprudente ed autentica.
Salvo accorgermi, dopo un po’, di aver pensato ai morti, e parlato ai sordi.
Le notti a luci accese amplificano ricordi, emozioni e afflati di redenzione.
Anche di perdono.
Poi il sole si riaccende sul senso di freddo lasciato dai fantasmi svaniti con le ombre.
Mi scusi tanto. In realtà non volevo disturbare la sua calma, nè scalfire le sue granitiche certezze. Quel che pensa in realtà non mi interessa: io seguo le mie emozioni, che mi tengono viva. Capire non è obbligatorio.

Deep Purple – Highway Star

Wings

“E’ bello sapere che un bel giorno ho incontrato un angelo che aveva il mio stesso cuore, le mie stesse emozioni ma anche le stesse ali spezzate…
Sei molto più di un sogno, sei e sarai sempre la stella che alimenta e riflette la mia luce”.

Una pagina A4 scritta centralmente, con grafia pulita e regolare: da persona ordinata e cementata nelle sue piccole e ordinarie sicurezze.

Nè mare mosso, nè sturm und drang.
Una convenzionalissima sbandata, corredata di tutto l’armamentario tipico di una storia  banale: lettere scritte a mano, con l’inchiostro sbavato per il profumo che si percepisce ancora, dopo  anni.
E quel ricciolo scuro fermato con lo scotch, buttato via con rabbia in una mattina figlia di una notte insonne: buttato via nel posto più squallido che si possa immaginare, per le reliquie di un amore morto.

Ti ho contattato brevemente per assolverti e cancellare ogni senso di colpa: così sarai sempre più a tuo agio nella tua piccola vita convenzionale, costruita fra villette a schiera e chitarre elettriche stonate.
Una parte di me non ti perdonerà mai, ma quella saggia e razionale ha voluto siglare con un ego te absolvo l’ultima pagina, non prevista, di una storia di ordinary people.

E ricorda, qualunque strada prenda la tua vita, che le parole sono pietre.

Non scagliarle mai più senza giudizio.

Baustelle – La canzone del riformatorio

La vita che mi diedi

Conserva la mia lucidità mentale intatta fino al momento in cui deciderò di perderla per sempre. L’abitudine imporrebbe di invocare “Dio” o “Signore”, ma io non so invocare, nè pregare. Nè credere.
Posso solo sperare di essere presente a me stessa fino a quando avrò bisogno di esserlo.
Credo che la vita appartenga solo a noi, sebbene le relazioni intessute con le maglie dell’imprescindibilità ci releghino al ruolo infelice di chi vorrebbe spegnere l’interruttore senza poterlo fare.
Eppure sono oramai moderatamente serena.

Lou Reed – Wild child

Il tempio e il tempo

Ho una musa ispiratrice, anzi un muso. La mitologia classica non contempla  l’esistenza di questa figura, ma che mi importa?
Senza di lui riuscirei a stilare a malapena la lista della spesa, o il contenuto della mia borsa.
Oppure farmi possedere da un demone e inventarmi un meme, tirandomi addosso le maledizioni di tutti gli amici virtuali.
Stamattina, mentre pulivo i sanitari, avevo in mente quei fili affettivi che ci uniscono a certe persone speciali, che contano tanto, per noi, o hanno contato.
I fili si spezzano, a volte.
Li si può riannodare, ma saranno fili spezzati e riannodati, e i sentimenti non potranno percorrerli mai più in assoluta libertà e scioltezza, perchè ci sarà sempre un nodo, ad ostacolarne il fluire.
Peccato.