percorsi

Toon Hertz

Santa Fantasia, portami via da queste luci studiate con arte indiscussa ma triste.

Allontanami dalle melodie moderne ed antiche insieme: quelle che  prendono il cuore e lo scaraventano lontano galassie, sì che io abbia serie difficoltà, poi, a riappropriarmene.

Non che sia fondamentale: c’è sempre il tempo in cui ci si scinde da una parte di sè per andare a finire chissà dove.

Potrei approfittarne e chiudere gli occhi sorridendo alla gloria che mi ha sfiorato appena ed è subito andata via  come se avessi la peste.

Hai presente quel momento sublime in cui la pace con te stessa ti sembra a portata di mano e tutto, intorno, prende il colore e il calore di quand’eri bambina?

Perchè è vero che per te avevano spesso epiteti fuori della norma, ma eri pur sempre una bimba con il cervello che andava a mille e un cuore gonfio di tenerezza per tutti.

Non è servita la tenerezza, santa Fantasia, e non è servita la velocità  della mia testa, visto che s’è mossa in un’altra direzione.

Alice in Chains – Check My Brain

La foto è di Toon Hertz

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A little bit(e)

Tra un po’ entrerò ufficialmente, come ogni anno, nell’ennesima anticamera-immissione problematica nella stagione amata da tutti. Tranne che da me, ma solo a causa di malinconie improvvise, moti repentini di angoscia e, da quest’anno, di tachicardie che hanno un preciso perchè.
Del resto nessuno mi aveva mai detto che la vita fosse una simpatica passeggiata in pianura, con brevi e gradevoli soste rigeneranti.
Anzi, le suore seppellite a colpi di tacco nella fanghiglia del mio passato più remoto ebbero modo di ribadire il concetto che in questa valle di lacrime si dovesse soffrire tanto per meritare, un giorno, le glorie celesti.
Confesso di non aver mai atteso cotante fantomatiche e surreali glorie, e di essermi adoperata per ricavare qualcosa di decente hic et nunc.
Però adesso sono in affanno e boccheggio: l’orizzonte (terreno, chè di altri non ho notizie) è attraversato da nubi e nubi: alcune bianche e veloci; altre plumbee e cumuliformi come minacce.
Forse tornerò a riveder le stelle; forse continuerò a farmi largo a bracciate fra notti, nebbie e foschie di vario genere e varia intensità.
La certezza immediata, quella che tocco con mano ogni giorno, ha il sapore sgradevole e stucchevolmente dolciastro delle recite a buon mercato per nascondere la realtà, per dirsi che tout va très bien, sperando che Madame la Marquise ci creda ancora.

Lou Reed – This magic moment

L’onda anomala

C’è stato un tempo in cui amavo pensare, e provavo a dipingere i miei pensieri con tocchi delicati.
Poi mi prendevano, furiose, rabbia e passione, e la tela si imbrattava di colori inquietanti.
C’è stato un tempo in cui scrivere era sollievo per il cuore, e le parole che incatenavo l’una all’altra il gancio al quale mi sarei tenuta stretta per non affogare in me stessa.
Ci sono sempre tempi e momenti, e stagioni che volano via portando con sè gli aspetti migliori di quello che siamo stati. O che saremo, in un moto perpetuo impietoso e inevitabile come la vita quando si fa prigione.
Adesso che sono questo nucleo di carne pulsante ma stanca posso voltarmi indietro, veramente, e carpire e suggere e nascondere quello che posso tenere per me, senza che anima alcuna reclami il maltolto.
Adesso posso indossare un abito da prostituta o da suora: il centro della questione sarebbe comunque messo in luce nella maniera giusta.
Tornando indietro ci si guarda come se si fosse altro da sè, e si prova stupore, o sgomento, per quello che abbiamo tessuto, mentre il tempo ci passava addosso come il manto nero della morte.
E sfilano via le convinzioni testarde e a volte ottuse della prima gioventù, le promesse recitate a fior di labbra e quelle taciute ma radicate dentro.
Si allontanano, svanendo in dissolvenza, i volti opachi di chi amammo, e quelli di chi non ci amò perchè eravamo diverse da come avrebbero voluto.
A volte la vita sembra un gioco ad incastri: come quelli dei bambini.
Peccato che quasi mai le formine combacino con gli alloggiamenti.
Stamattina, ormai ieri, mi è stato garbatamente ripetuto che vivo come mi pare,  in maniera anarchica.
Eppure di compromessi so di averne dovuti ingoiare tanti: non credevo  sarei stata ancora tenuta nella condizione di chi, per bisogno di amore e certezze, deve adeguarsi a modelli comportamentali che sente ormai lontani, o che non ama, semplicemente.
Perchè non finisce mai, fra tentativi di fuga disperata e sensi di colpa che non avrebbero più ragione di esistere.
E invece a volte si china il capo, sorridendo, e si spegne la mente.
On. Off.

Antonello Venditti – Ora che sono pioggia

Wings

“E’ bello sapere che un bel giorno ho incontrato un angelo che aveva il mio stesso cuore, le mie stesse emozioni ma anche le stesse ali spezzate…
Sei molto più di un sogno, sei e sarai sempre la stella che alimenta e riflette la mia luce”.

Una pagina A4 scritta centralmente, con grafia pulita e regolare: da persona ordinata e cementata nelle sue piccole e ordinarie sicurezze.

Nè mare mosso, nè sturm und drang.
Una convenzionalissima sbandata, corredata di tutto l’armamentario tipico di una storia  banale: lettere scritte a mano, con l’inchiostro sbavato per il profumo che si percepisce ancora, dopo  anni.
E quel ricciolo scuro fermato con lo scotch, buttato via con rabbia in una mattina figlia di una notte insonne: buttato via nel posto più squallido che si possa immaginare, per le reliquie di un amore morto.

Ti ho contattato brevemente per assolverti e cancellare ogni senso di colpa: così sarai sempre più a tuo agio nella tua piccola vita convenzionale, costruita fra villette a schiera e chitarre elettriche stonate.
Una parte di me non ti perdonerà mai, ma quella saggia e razionale ha voluto siglare con un ego te absolvo l’ultima pagina, non prevista, di una storia di ordinary people.

E ricorda, qualunque strada prenda la tua vita, che le parole sono pietre.

Non scagliarle mai più senza giudizio.

Baustelle – La canzone del riformatorio