le negazioni

rotta

Ora, io non so se Steve Jobs avesse fortemente voluto l’iPhone 4s, e se i modelli successivi siano nati da bozze e appunti messi giù da altri  senza la fretta maligna del tempo che passa.

Mio figlio sostiene questo e si è fermato.

A me basta comunicare e potermi permettere qualche gioco societario/interattivo che non mi faccia sentire la prima dei tagliati fuori.

E ne è passato di tempo da quei gloriosi anni lontani fra Spagna e Grecia: speranza da vendere e progetti come se un futuro fosse davvero possibile.

Ci ho creduto e non me ne pento, ma da troppo, ormai, so che l’onestà, quella trasparente come acqua di scoglio, è merce tanto rara quanto bistrattata.

Inutile.

Quasi fastidiosa.

Eppure il mio fardello di vita è qui con me: assenti e presenti inclusi.

Dovrei amarmi come merito, ma sono solo sulla buona strada e, alla mia età,  potrebbe non bastare più.

Mi sarei dovuta incamminare prima, ma sono sempre stata poco avveduta.

Osservo la saggezza altrui come se sfiorassi le ali di una farfalla variopinta e moribonda, sul far della sera.

La osservo e me ne sento estranea: adesso mi muovo al sicuro, entro i solchi tracciati da anni di vigile prudenza.

La temerarietà giovane la lascio a mio figlio: eredità di una ex ribelle, un po’ sopra le righe, vittima di un Super Io ingombrante.

Ne faccia quel che vuole, ma cerchi di usarla al meglio, sebbene la destinazione ultima dei nostri desideri vada inevitabilmente a schiantarsi contro le intenzioni di qualcun altro.

Che ci appartenga o no, perde importanza e significato.

In fondo la vita non è una gara continua con e contro noi stessi?

Non è l’oziosa speranza che, per caso, qualcuno possa guardarci negli occhi e leggerci dentro?

Dopotutto le illusioni costano esattamente l’energia che abbiamo investito in esse.

Anche quest’estate volge al termine, sotto lo scacco di Elettra, ma io non temo freddo e nuvole nere.

L’altitudine ci sovrasta, relegando i nostri crucci in quell’angolo di anima che, di solito, non mostriamo agli altri per pudore.

 

oblivious

    Donna, uomo.
Ho perso, hai vinto, oppure mi sono sbagliata e la “verità vera” non la conoscerà mai nessuno.
Attraverso la strada e sono furibonda: se mi puntasse il mirino di una Mercedes non me ne accorgerei.
Tanto non credo nemmeno all’aldilà: pensa che bello.
Tutto sembra così difficile e assurdo: un puzzle con i pezzi giusti mancanti.
E mettici il freddo uggioso di queste giornate del tanto atteso “anno nuovo”.
Stupidate, convenzioni, illusioni collettive di chi crede sapendo di non credere, nel fondo più fondo di se stesso.
Ed io continuo a camminare furibonda, quasi che il freddo che sfido a faccia alta fossi tu.
Penso che vorrei sfidarti, sì,  provocarti, costringerti ad una reazione umana: forte, forse, ma umana.
Poi ricordo che il manico del coltello non è nella mia mano, e rallento.
La vita ci impone battaglie e lotte difficili: dobbiamo imparare ad accettarlo.
E a perdere con dignità.
Fino alla prossima mano, beninteso.

Roddy Frame – Oblivious

Auguri

Chiunque abbia due gambe, due braccia e un po’ di buona salute può occuparsi di se stesso.
Purtroppo non posso. Non ancora.
Purtroppo sono stata inchiodata ad un ruolo che mai avrei creduto potesse diventare una gabbia.
Ed io detesto, e ho sempre detestato ogni forma di coercizione o di limitazione alla mia libertà.
Sono giorni pensosi e a volte furenti.
Sto pressando la terra per piantare pilastri nuovi e diversi, perchè niente o nessuno è necessario e insostituibile.
Niente e nessuno lascia segni indelebili: il vento soffia forte e cancella le tracce sulla sabbia.
Ciò che ci buttiamo alle spalle non serve più, avendo esaurito la sua ragione d’essere.
Quel che rimane è un tratto di strada da percorrere consapevolmente.

Nightwish – Over the hills and far away