La vita nelle mani

Una donna che si chiama Miranda, un’altra donna che si chiama Miranda.
Vorrà dire qualcosa?
Stamattina, prima di entrare nella cabina doccia, ho guardato le piastrelle bianche e gialle, e ho sfiorato un concetto che aveva attinenza con la morte, anche se adesso l’ho perso, espirato insieme al vapore acqueo e al profumo di papaya del bagnoschiuma.
E’ stata una giornata semiliquida e scivolosa, senza gli attriti del giorno precedente, ma non fluida come avrei voluto.
Fluida e morbida al punto giusto.
Abbiamo la vita nelle mani, fino al momento in cui il vento inizia a soffiare forte, portando via con sè anche le nostre più incrollabili certezze.
Domani dovrò decidere se sbagliare, con un uomo.
O se chiudere la porta della mia turris eburnea.
Nessuna certezza nè promessa: non possiamo permettercelo.
Ed io non lo amo quanto lui, credo, non ami me.
Domani dovrò decidere se dare il colpo di grazia ai miei poveri ricordi, ed essere “l’altra”, ancora una volta.
Oppure se continuare per la mia strada splendidamente solitaria.
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