Le difficoltà di una digestione

Un po’ di settimane fa un amico, quello delle grandi pulizie di primavera, mi aiutò a mettere in ordine scaffali di vecchi cd, alcuni dei quali non etichettati.
Me li lasciò su un ripiano perchè, con calma, li selezionassi.
Ovviamente i cd senza nome se ne sono rimasti a giacere per giorni e giorni, come corpi in cerca di identificazione.
Stasera, all’improvviso, m’ha preso la mattana di perlustrarne il contenuto ed, eventualmente, di buttarli via.
Quanto ci si mette a testare tre vecchi cd?
Il primo era vuoto, il secondo conteneva della musica scaricata tempo fa.
Pausa.
Ho inserito il terzo cd nel portatile con distrazione, gli occhi alla tv e l’orecchio alla lezione di biologia che mio figlio andava giaculando, in pieno rush finale da “ultime interrogazioni”.
Sette anni fa: i reperti furono assemblati esattamente nell’aprile del duemilatre.
Forse in vista di una formattazione.
Lui mi guarda, al cospetto della piramide di Cheope. Accanto c’è sua moglie: ho sempre finto che fosse sua sorella, o che l’avessero rapita i marziani.
Lui, ancora, mi sussurra alcune parole in un due brevi video, mandandomi un bacio con la mano.
Abbasso l’audio, anche perchè devo ascoltare la struttura della bocca.
Lui aveva una bocca bellissima: di bocche così non ne ho più viste, giuro.
L’avevo soprannominato V-mouth, la bocca della Valdarno, un po’ come la pantera di Goro o la tigre di Cremona.
The Mouth, come The Voice.
Gli occhi mi si riempiono di lacrime ed il cuore mi fa male come se una mano crudele me lo stesse strizzando.
Riccardo detto “l’Unno” è arrivato nella mia stanza, e continua a blaterare di cardias, di stomaco e processi digestivi.
Io guardo l’unico uomo che abbia mai amato (nessuna perfidia: prima avevo creduto, in assoluta buona fede, che l’amore fosse altro).
Lo guardo con il pianto che vorrebbe tanto lasciarsi esplodere in un urlo di dolore, ma non posso perchè il ragazzo esige la mia attenzione.
Quindi il cibo masticato, detto bolo, viene deglutito ed inizia il suo percorso che lo porterà dapprima nello stomaco attraverso l’esofago. Qui sarà attaccato dagli enzimi digestivi e dai succhi gastrici e biliari che….
Bolo, deglutizione, digestione, scomposizione e assorbimento attraverso ben sette metri di intestino…
Sette metri come sette anni.
Le esperienze di vita ci nutrono e noi le inglobiamo come cibo. E, come il cibo, esse hanno il compito precipuo di farci crescere, anche se, magari, il boccone era amaro.
Poi le metabolizziamo attraverso anni lunghi come metri di visceri contorti: ogni anno, ogni metro segnano una tappa nel nostro processo evolutivo.
E, di anno in metro, forniamo nutrimento alla nostra vita, e catabolìti inservibili che andranno eliminati.
A volte può succedere che un processo digestivo standard se ne vada un po’ per conto suo: magari per problemi funzionali, per tossicosi interna, per malattie.
Sarà per questo che stasera mi sento una merda?