l’Ombra

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La mia immagine è quella di un piede che sta per calpestare un fiore: non so se sono il piede, non so se sono il fiore.
Forse rivesto entrambi i ruoli: vittima e carnefice di me stessa e di ciò che non posso controllare.
Siamo fragili, sottili fogli di cristallo in balìa di quel che ci è nascosto, e a volte tutto, intorno, sembra avvolto nella nebbia più fitta e gelida.
Tutto, in realtà, è celato: perfino una parte di noi a noi stessi.

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Prerogative

“Signora, lei ha una soglia di sopportabilità del dolore fisico molto alta”.
Il bel moro lo dice convinto, ed io annuisco: è vero.
Un parto senza l’ombra di un “ahi”, e tanti acciacchi sopportati quasi senza colpo ferire: anzi integrandoli, come fossero parte di me.
Però un’anca displasica alla nascita, seppur curata dal fiorentino Scaglietti e del barese De Marco, ha presentato il suo conto quando avevo poco più di quarant’anni, camuffato da AVN.
Invece era un’artrosi particolare, quella che colpisce gli ex displasici poco dotati di culo in senso metaforico.
Mia cugina, per dire, ebbe una displasia bilaterale molto più seria della mia, eppure oggi saltella felice.
Mia cugina coetanea.
Enzo Jannacci cantava “Ci vuole orecchio”.
Io dico:” Ci vuole culo”.
E, modestamente, lo ebbi.
Beninteso, lo so che mi sarei potuta ammalare di cancro, di SLA, di pancreatite acuta e di chissà quali e quante patologie senza speranza.
Yesss, ma la mia prerogativa, ormai integrata nel dna, è quella di andare incontro ad una lunga serie di problemi di ogni ordine e grado, mai mortali, ma sufficientemente rognosi da spingermi a pensare che io, fuor di metafora, possa essere davvero una sorta di figlia di un dio minore.
It happens.

Creedence Clearwater Revival – Proud Mary

Senza perchè

Il portoncino semiaperto lascia intravedere un’applique alla parete, dove predominano un bianco caldo e una sensazione di quelle che difficilmente si è capaci di descrivere.
E se fosse l’ingressso di un’alcova, o di una casa piccola e accogliente, di quelle che normalmente si sognano?
Con chi  vorresti entrarci, in quel piccolo corridoio dall’atmosfera calda e promettente? Con lui, che non ha mai potuto prenderti nemmeno sottobraccio per strada, o con un altro?
Ho molto da dare, da dire e condividere, ancora: possibile che tutto sia finito così, quando non è più giorno pieno ma nemmeno sera?

Ride – Leave them all behind

Tornando a casa

E’ un periodo in cui va veramente tutto di traverso:  si è rotta la cinghia di distribuzione della Twingo in piena superstrada, di notte. E’ crollata la tapparella più grande, quella che si affaccia a sud est, un’applique si è spaccata e si è staccato lo stipite di una porta. Per non parlare dei piccoli danni provocati dal cane, che però erano in conto.
Nemmeno l’adsl va come dovrebbe, e Telecom non riesce a risolvermi i problemi di connessione.
Prima di tornare dal mare trovai un avviso-minaccia che mi intimava di rinnovare il “bollino verde”, una specie di balzello provinciale che attesterebbe la buona funzionalità di certe performance della caldaia del gas.
Siccome non facevo effettuare il regolare controllo da due anni, mi sono affrettata a chiamare la ditta che mi sostituì la vecchia, quattro anni fa.
Non pensavo venisse il titolare: di solito manda dei ragazzini.
Premetto che non sono un’oca, nè una che “ce prova”, però il tipo è un gran bel tipo. Sembra anche un po’ timido, particolare affascinante.
In tutto abbiamo scambiato poche parole, soprattutto di circostanza, ma mi piacerebbe riportare, accanto al dialogo reale, quello che ci sarebbe potuto essere se solo fossi stata una da barzellette.
Tralascio saluti e informazioni sulla manutenzione delle caldaie: argomento poco interessante.
Ci sediamo in cucina. Lui compila i papelloni e gli attestati.
Lo guardo di sottecchi: lineamenti e modi gentili, belle mani, bella grafia, nessuna traccia di fede all’anulare sinistro.
– Non è cambiato niente?
In che senso?
– E’ sempre tutto intestato a lei?
Sì, certo. (Vuoi sapere se mi son messa qualcuno in casa?)
Corregga il cognome, per favore: con il celebre calciatore non ho parentele.
Sorride e corregge.
– E’ riportato anche un civico diverso.
– Sì, il mio è il dieci. Il versamento per il bollino verde lo fa lei?
– Sì, la ricevuta gliela spedisco con posta prioritaria.
Bene, grazie.   (Potresti fare un salto e portarmela tu con le tue manine sante).
– Ah, una cosa importante. Quando accenderà il riscaldamento, fra un paio di mesi, ricordi di fare abbassare la pressione dell’acqua facendone uscire un po’ da un termosifone.
Ok. (E chi ti ha detto che accenderò i caloriferi fra due mesi? Sono sola e nessuno mi abbraccia…)
Si alza e mi consegna il papiro. Poi riprende la sua cassetta degli attrezzi e, prima di andare, mi chiede di mio padre.
– Come sta suo padre? Cioè…non so…
Lo interrompo sorridendo.
Sì, è ancora vivo e sta bene. L’anno scorso si è ammalato ma per  adesso è tutto a posto. Ha novant’anni, sa?
– Ha novant’anni anche il mio, e pensi che ha fatto il minatore.
Allora è ancora più highlander di mio padre.
Sorride, di un sorriso irresistibile.
Mi chiedo se dovrei offrirgli qualcosa da bere, poi decido di soprassedere.
– Sì, una classe di ferro in tutti i sensi.
Già. Vedremo di difenderci bene anche noi. (Insieme, magari, potremmo provare a difenderci meglio.)
Mi stringe la mano, indugia un attimo, come se volesse aggiungere qualcosa, poi ri-saluta e, già nel pianerottolo, chiama l’ascensore.
Bye bye, GC. Da un bel po’ di anni gli sconosciuti non li guardo nemmeno: tu sei una vera eccezione.
Non che abbia mai avuto mire espansionistiche nei tuoi confronti, ma sei la testimonianza vivente di quanto io sia coriacea, ma ancora umana.

Metallica – Prince charming

Roots and seasons

Ho scritto che avrei scritto, vai vai. Come una gallina che si appresta a fare l’uovo tanto sospirato. Piccoli rivolgimenti di una piccola famiglia come tante. Per esser precisi, di mezza famiglia, ammesso che il termine abbia ancora un significato.
Temevo per la serata e per i cattivi auspici che l’avevano introdotta, includendo gli sfregi estremi (forse inconsapevoli) di un fantasma evaporato via negli anni.
Dunque mio figlio è diventato maggiorenne, come se questi ultimi dieci anni di veleno fossero scivolati giù in un  sorso.
Eppure sono stati dieci anni sofferti in ogni senso.
Otto più dieci fa un voto in più per il Berlusca: mio fratello, non so se per via del vino, asserisce che la campagna acquisti del Milan sia  stata mirata, perchè il cav non fa niente per caso.
Ho fatto spallucce: io la mia strada l’ho scelta, e mio figlio non è cretino.
C’è tempo per cambiare. C’è sempre tempo per cambiare.
Tutto fa da cornice: la pioggia, l’aria di smobilitazione, il trasferimento in corso senz’auto, perchè la Twingo color puffo strozzato m’ha mollata dopo undici anni, e se dovrò rottamarla  con lei rottamerò l’amore più coinvolgente e passionale della mia vita, anche se non era amore ma solo una specie di attrazione sessuale travestita da calesse.
Tutto fa da cornice al giorno in cui mio figlio decise di venire al mondo: e che mondo.
L’estate per noi finisce quando diamo due giri di chiave al cancello della casa al mare: dopo le candeline dell’otto settembre.
E nessuno tiri fuori Badoglio o la Madonna, pliz.

Climie Fisher – Love changes (everything)