Sobrietà

In certi momenti, ormai i più, sono una donna contenuta, neutra, quasi severa. 
Ho spostato le lancette degli orologi, numerosi, almeno un paio di ore fa, e adesso guardo con sconcerto la scheda elettorale, tirata fuori dal cassetto che la ospita.
Da qualche anno vado blaterando che non voterò più: poi penso alle lotte per i diritti civili, e me ne vado beatamente in crisi.
Stavolta è diverso.
S’è persa ogni misura di contenimento, e se c’è chi afferma che continuerà a farla fuori dal vaso, c’è chi la fa già da tanto senza ammetterlo.
Posso dire che sono schifata, vero?
Da tutto. Da tutti.
Da chi mi rappresentava e da chi, forse, gradirebbe anche il mio voto, che non avrà.
Io ci penso, ai voti che regalo: ci penso e soffro ogni volta, perchè ogni volta, da quando mi hanno dato una matita per votare, ho sempre riflettuto a lungo.
Poi, si sa, ognuno ha un’appartenenza e una bandiera, e quando qualcuno la calpesta, quella bandiera, c’è qualcosa che scricchiola dentro.
Intercettazioni, sfregi e insulti alla democrazia. 
Circhi Barnum mediatici, maitre à penser che forse pensano e parlano solo in un senso. 
Volgarità gratuite, vomitate come pasti mal digeriti e applaudite come rasoiate di genio.
Ce n’è per tutti.
E tutti, in qualche modo, continuano ad arrampicarsi sulle pareti impervie di una coscienza civile della quale s’è perso il significato.
Domani, presumibilmente verso mezzogiorno, quello di noi terroni, varcherò la soglia dell’Istituto Comprensivo a due isolati da casa mia. 
Mi accompagnerà l’eco della voce di un’amica, che mi ha chiamata per chiedermi il solito contributo (mica voti di nuovo i radicali, veeeero? Tesoro, i radicali non ci sono, se non in una piccola lista, ma anche loro hanno peccato, davanti ai miei occhi d’elettrice pe(n)sante). 
E mi accompagnerà la decisione serena di mia sorella, soggiogata dal fascino della nuova icona pop di Terra di Puglia (tu quoque, soror).
E il disfattismo del mio miglior amico, che è stato il vero schiaffo che ho ricevuto in pieno viso.
A volte, abituata come sono a spaccare il capello in quattro, mi pongo domande su domande, senza l’ombra di una risposta una che paia almeno abbastanza soddisfacente.
Mi domando e non mi rispondo, quindi provo a farlo con le ragioni degli altri: quelli che hanno la mia stessa bandiera, magari ammainata in soffitta.
Ma risposta non c’è, se l’animo è inquieto e la coscienza in crisi.
Domani, alla mezza di noi Meridios, varcherò la porta dell’Istituto Comprensivo C, con gli occhiali da sole sulla testa e la scheda in mano.
A culo, volendo, tutto il resto.
Annunci