Frank & Mary

Inguainata la mia porosità naturale per questioni di sopravvivenza mi sorprendo oggi a rinunciare ai miei legittimi piani di fuga per cercare, ancora e ancora, di mettere una pezza ovunque ce ne sia bisogno. Conosco già a memoria le obiezioni, i consigli e le sparute, eventuali approvazioni. Non c’è niente che non sappia, ormai: potrei sembrare la cialtrona che legge nel pensiero.
L’incudine e il martello saranno sempre un incubo per me, che sono nata fra l’incudine e il martello.
C’è che prima o poi la marea porta tutti i nodi al pettine, ed alcuni sono scorsoi.

Lou Reed – Temporary thing

Stracci

Quanto è grande il tuo sogno?
L’anno è iniziato male: notte insonne per figlio ritardatario, e ho pensato alle mamme che passeggiano per casa ogni sabato fino all’alba.
Forse io ho appena iniziato.
Figli piccoli problemi piccoli.
Figli grandi problemi grandi.
Se è un problema avere un rampollo che passa la sua prima notte di capodanno con gli amici e torna a casa alle otto di mattina.
Sono legata ai miei piccoli riti: ad essi non rinuncerei mai, nemmeno in capo al mondo.
Però oggi non sono riuscita a godermi il concerto del primo dell’anno: quello che tanti anni fa mi faceva sognare che il mio piccolino potesse diventare un altro Riccardo Muti.
Quanto è grande il tuo sogno?
Sto guardicchiando un film in tv, una commedia leggera leggera con due note attrici, che parla di uno scambio di case per dimenticare fallimenti e amori finiti.
Forse dovrei farlo anch’io: cambiare casa, vita e conoscenti per un bel tot di tempo.
Perchè, insomma, uno come Jude Law non mi farebbe proprio schifo.
E anche se non mi si parasse davanti nessuno andrebbe bene lo stesso.
Quando il perimetro della tua casa ti sembra una prigione, e tuo figlio un carceriere, c’è qualcosa che non va.
E’ che ho incamerato un quantitativo industriale di stress: il cortisolo fluisce libero da ogni  orifizio.
Il duemilanove è stato tosto, risolutivo, castrante, sfigato, privativo come l’alfa, quella che toglie.
Quanto è grande il tuo sogno?
Lo spot della Fiat, quello con la canzone di Minghi, è orribile. Perchè Minghi, che  tra l’altro non ho mai amato, ha costruito una magnifica opera di megaprostituzione pubblicanora.
La cinquecento che ho creato per te.
Bleah.
Nei momenti cruciali della vita tendo a lasciarmi andare ai flussi di coscienza: alle parole che scivolano fuori in assoluta libertà, provenienti da quella parte di me, situata non so dove, che non è stata ancora contaminata da condizionamenti e tentativi di cinismo indotto a colpi di autopersuasione violenta.
Ho il passato compresso nella testa come una balla di cartone concentrato: se piangessi, ma so che non accadrà, la compressa di passato inizierebbe ad espandersi fino a saltare fuori da me, invadendo lo spazio circostante.
Sarebbe bello vedere mio figlio che scappa guardandomi come guarderebbe un alieno.
Sarebbe bello sentire il rumore dei mobili che rotolano verso le pareti, spinti dalla mia forza centrifuga.
Quanto è grande il tuo sogno?
Il mio è morto qualche tempo fa.
Da allora sono libera, ma di una libertà che mi ha spento il sorriso.