col tempo

nubi3

Riconosco certe insonnie, figlie e madri di pensieri, a volte improvvisi, acquattati negli anfratti della mente come piccoli animali molesti: di quelli che disturbano e fanno rumore di fondo.
Riconosco bene certe insonnie quando gli occhi si aprono all’improvviso e la mente si accende come un enorme fascio di luce abbagliate, senza preriscaldamento.
Ci si trova faccia a faccia con un nuovo giorno.
Ci si trova a fronteggiare pensieri consapevoli strettamente legati al nostro “piccolo mondo antico” in via di disfacimento.
I protagonisti incominciano a lasciare la scena, uno dopo l’altro ma a distanza ravvicinata, e a noi, poveri caratteristi a cui tocca calcare palcoscenici polverosi, ancora e ancora, non rimane da fare altro che provare a scremare “tutto il buono che c’è”, al cospetto di albe fredde e livide: sempre diverse, sempre desolatamente uguali perchè ognuno di noi fa parte dell’universo senza appartenergli.

Baustelle – Col Tempo (Avec le Temps)

il tempo non torna più

Io son quella che chiude pagine e capitoli, e che di solito non ci pensa più.
A volte è più difficile, a volte molto meno.
Poi succede che dal passato emergano voci e volti.
Vite.
Molto lontane negli anni, o recenti.
Il problema non è la quantità di tempo trascorso, ma la qualità di quel che si riesce a comunicare ancora.
Belle sensazioni lontane, ricordi di affetto vero, gioia nel voler conservare i ricordi appena riaffiorati.
Altre presenze, altre vite son passate troppo veloci: come un treno che non si è potuto fermare in stazione, ma forse, se anche avesse potuto, non avrebbe cambiato il corso degli eventi, nè il loro senso.

Fiorella Mannoia – Il tempo non torna più

Notti di ferragosto

Notte di ferragosto.

Siccome “ho un’età”, ogni anno mi torna in mente quella vecchia canzone di Gianni Morandi. Al tempo dei lampioncini sulle porte di ingresso della casa al mare, comprata da poco.

La sera del quattordici mia nonna iniziava a preparare pietanze per la tavolata del giorno dopo: come sempre ci sarebbero stati i parenti di mia madre, cioè zii e cuginetti. Mio padre, figlio unico, bilanciava suo malgrado quella che poteva diventare ogni anno una giornata tragica.

Quando mi capita di guardare quelle vecchie foto in bianco e nero mi sembra appartengano ad un’altra famiglia, sebbene quella bimba con il caschetto chiaro, gli occhi attenti e le pose scomposte e molto familiari sia solo un po’ cresciuta.

Stamattina ho rifiutato il mare. Ho rifiutato il sole cocente e i formicai umani ciabattanti.

Ho giocato un po’ con Thiago, poi ho preso la bici e, slalomando fra le formiche, sono andata a comprare le vaschette di gelato e le piastrine antizanzare. Tornare a casa, intorno alle dodici, è stata un’impresa. Ho rischiato di cadere un paio di volte, e di essere investita dal solito bifolco col suv e il bagagliaio pieno di maleducazione frammista a boria. Mistura letale.

Quarant’anni fa le auto erano poche, e una povera bimba con la sua Atala azzurra poteva sfrecciare dal bottegaio (praticamente il padre del mio amico che stamattina mi ha venduto gelati e Vape) senza rischiare la vita.

Domani, comunque, i nonni a tavola saranno due, tre i figli (due coniugati e una non più, ma fa lo stesso) e cinque nipoti in tutto.

Stanotte non me ne starò a guardare i lampioncini, col mangiadischi arancione sulle gambe scorticate.

Stanotte vedrò un film di qualche anno fa, al pc, e forse mi addormenterò abbracciata al cuscino.

Patti Smith, Carmen Consoli – Because the night