Be careful

Era un blogger come me.
Era.
L’imperfetto si impone quando la volontà decide.
E la mia volontà, nata ballerina, ha guadagnato un bel po’ di medaglie sul campo grazie ad un’autoconversione in panzer.
Se. Quando. Soprattutto se.
Oggi non smanio per lo “share”.
Mai fatto, in realtà, anche se una volta mi piaceva che qualcuno mi leggesse.
Oggi è un’altra storia.
Oggi è quasi un’altra vita.
Scarna, difficile ma consapevole e duramente lucida.
Chi ti regala caramelle e benefit in un mondo di squali ed egoisti nemmeno tanto mascherati?
Ad un certo punto del tuo cammino impari ad arrangiarti, a dover essere costretta a passare al setaccio ogni emozione passata, ogni afflato spontaneo di amore: perchè nulla, se non la corporeità di noi che respiriamo, è vero, e vero per sempre.
Oggi ho una vita scarna ed essenziale.
Oggi sorrido poco, e rido ancora meno.
Mi volto indietro, con lo sguardo del cuore perso in un pomeriggio assolato di un aprile lontano.
Poi guardo avanti e proseguo, anche se via e scopo non sono chiari.
E non è depressione, no.
Non è un mal di vivere patologico.
E’ essere me stessa nell’unico modo che conosco, e che mi riesce bene: cieli bui e sprazzi improvvisi di sole.
Mica l’ha detto qualcuno, che dobbiamo essere tutti omologati.
Belli, vincenti e fatti in serie come biscotti industriali.
C’è il modello fallimentare. La difformità. Il difetto di fabbricazione che a volte è un valore aggiunto.
C’è la consapevolezza, amara, di essere stata poco più che cenere di sigaretta per qualcuno che era vita.
Era.
Appello.
La sensibilità delle persone non è un vuotatasche, o una sputacchiera.
Be careful, please.
E l’appello è sentito ed accorato.
Tra l’altro, penso di aver capito perchè hanno inventato Dio.

Coldplay – Fix you