Up to the end of my days

Pensate che l’essere diventata altro abbia tolto spontaneità e immediatezza a quello che scrivo per comunicare a voi i moti della mia anima?
Se nulla avviene per caso, e spesso penso sia proprio così, non è possibile che nell’arco di cinque minuti scarsi abbia captato, in tv, le parole di una canzone di Morandi che mi hanno colpito come a dire:” Smettila di fare quello che stavi facendo, e mettiti in ascolto”.

– Grazie a tutti,
che date vita alla mia vita,
in questa favola infinita,
che mi ha insegnato a guardare avanti
anche se ferito al cuore,
mi e’ servito per capire,
grazie a chi mi ha detto no,
alle sfide, alle salite
ed alle mani di mio padre…

Era solo lo spot di un nuovo programma che partirà a breve, ma nella mente mi si sono fissate due frasi in particolare: “grazie a chi mi ha detto no, e alle mani di mio padre”.
A volte ci lasciamo sorprendere da ciò che, in quel momento della nostra vita, ci rende forse un po’ vulnerabili.
Alle mani di mio padre, ma anche a quelle di mia madre, sento di dire grazie eccome.
A chi mi ha detto no dipende. Dai no, e dal perchè mi sono stati detti. Da chi, anche.
Ci sono no terapeutici e no destruenti, che minano l’autostima e ci tolgono la voglia di sperare, amare, guardare al futuro con animo sereno.
Ad occhio e croce fra una quindicina d’anni, se sarò ancora da queste parti, penserò come Morandi.
Per adesso sono nella fase dell’apatìa che non si sa bene se produrrà nuovi fermenti o l’abulìa generale up to the end of my days.
Intanto vivo questi strani giorni così come vengono, dal sole che vedo sorgere sul mare ogni mattina fino ai programmi notturni di fox crime.
E, almeno per adesso, ho l’incrollabile, granitica certezza che certi no non li perdonerò mai.

Franco Battiato – Strani giorni

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