ellapeppa, la fiducia è una cosa seria

forna

Sì, diciamo le stesse cose ma non ci capiamo.
Opinabilità di uno stato d’animo che contempla il nostro “affidarci” all’altro/a.
Così, senza nemmeno sapere comedovequandoperchè, mi ritrovo ad essere stata confinata in una sorta di recinto virtuale che non ammette più eccezioni.
A meno che, magari, io non mi inginocchi e vada in pellegrinaggio almeno a Loreto.
Un dì, quasi senza preavviso, arrivarono i precetti, con i loro punti fermi e fuori discussione.
1 – Riduzione progressiva dei messaggi di saluto fino alla scomparsa degli stessi.
2 – Proibizione delle telefonate oltre un certo orario (ok, il motivo c’è, ma sarebbe bastato parlarne prima, e con più incisività e tatto).
3 – Accettazione senza se e senza ma di situazioni che, al solito, il mio Io, atrofico come le tavole di Mosè, non riesce a comprendere. Comprendere si può, seppur obtorto collo, ma l’accettazione è roba da santi o extraterrestri.
4 – Ultimatum brutto brutto, di quelli che spezzerebbero le gambe ad un lottatore di sumo, o che, meglio, farebbero scappare alla velocità della luce qualunque donna dotata di un q.i. poco più che sufficiente. Ed io, non so neanche perchè, ho preparato il tascapane ma non ho mosso ancora un passo (forse ho il quoziente intellettivo di un protozoo).
Va bene, i rapporti umani non sono sempre facili, soprattutto se si ha sulla groppa un vissuto pesante, ma se X è riuscito a buttarsi il passato alle spalle con due colpi di vanga e Y non ci riesce proprio, perchè minacciare, dettare leggi, ostentare una freddezza che cristallizzerebbe l’Equatore?
Y non ha mai chiesto per ottenere, ma solo per sapere, e certe volte sapere è difficilissimo.
Si è autoconvinta di essere in errore, poi ci ha ripensato e, sì, avrebbe voluto proporre l’ipotesi di concorso di colpa, ma come si fa a discutere con chi, da un giorno all’altro, si è trasformato in un fustigatore di costumi dalla mente rigidamente divisa in compartimenti stagno e da una generosa manciata di verità inconfutabili in tasca?
Se solo la gente si rendesse conto del male che fa, dell’assurdità di propinare dogmi “perchè se ti dico che è così è così”, forse ci si potrebbe parlare con più calma.
Addirittura con serenità.
Però, seppur ferma col tascapane sulle spalle, attendo chiarezza.
Dopo posso andare via senza aver arrecato grossi problemi, a parte un po’ di esercizi atti a tenere a bada il mio essere pesante e rompiballe.
“Accetto il crucifige e così sia”, come il Guccio, pronta a voltarmi per sempre e a riprendere la mia strada.

Temple Of The Dog – Times Of Trouble

La foto è di Pierfranco Fornasieri, Photographic View

Annunci

salvate il neurone Ryan

Donna-stressata-Più che una fuga di cervelli (quando mai?) questa è la resa degli ultimi neuroni che si agitano nel mio, sempre più confusamente.

Li chiamo uno ad uno, a raccolta: hanno tutti un nome e non c’è pericolo che possa confonderli.

Pochi ma ancora attivi, conservano le loro connotazioni caratteriali pur risentendo del tempo che passa, com’è logico che sia.

Sono entità che vivono di vita propria: rompiballe ed anarchici quanto basta.

Tentano ancora possibili mediazioni con la sottoscritta, ma quando la misura pare colma si gareggia a chi detiene il primato dell’esaurimento, ed è davvero una bella tenzone.

Ogni sera faccio la conta e li relego nel loro recinto, come fa un buon pastore col suo gregge.

Essi tentano la via della collaborazione, ma patiscono molto le interferenze di chi li stressa inopportunamente con lagne e consigli non richiesti, ripetuti come mantra al negativo.

Talvolta penso che mi piacerebbe tanto sparire, cambiare aria per un bel po’, e concederci (a me e a loro) una lunghissima pausa improntata alla più assoluta rilassatezza.

Al ritorno, ammesso che ci fosse, so già che troverei ad attenderci una sequela interminabile di rimbrotti arretrati, di consigli mai richiesti, di istanze pressanti ed insopportabili.

Perciò, dal momento che mi tocca rimanere sul campo e combattere, voglio lanciare un appello ufficiale:

non tediatemi, non scaricatemi addosso le vostre lamentazioni, non stressatemi con l’elenco delle cento cose che mi interessano meno.

Io non bombardo e non invado: usateci la stessa cortesia, e tante grazie.

Zucchero – Blu

a moment in a life

Le ultime nuvole a frange lasciano che il sole torni ad accarezzarci.
Vorrei sognare. Solo sognare, perchè la speranza l’ho seppellita tanto tempo fa.
Comunque sia, comunque vada, sei stato fiaba e benedizione.
Angelo e consolatore nei momenti bui, quando mi hai tenuto la mano, stretta, cercando di farmi sorridere e di asciugarmi le lacrime.
Quando mi hai trasfuso sangue, calore e fiducia.
Fiducia: chi l’avrebbe mai detto?
Ho negli occhi i tuoi occhi scuri e un po’ obliqui.
Il tuo sorriso che si accende all’improvviso, come un’esplosione di luce.
E tu sorridi, e a me sorride il cuore.
E tu mi accarezzi, e la porta blindata che tiene prigioniera la mia voglia di vivere si apre appena.
Poi te ne vai, ma rimani con me.
Tu
sei
con
me.

Muse – Undisclosed desires

Do we know…

Zigzagando fra le pagine convulse di facebook mi sono imbattuta, nel senso che ho sbattuto il grugno contro un video, a mio avviso orripilante, realizzato da parlamentari misti “in difesa della vita”.
Come se noialtri si istigasse alla morte.
Cercando qualcosa da contrapporre a quella cosuccia in cui, per dire, La Russa fa la parte del disinvoltone accanto alla Santadechè mentre Bondi sorride mentre un libro gli si affianca, sono andata a cercare una canzone che mi è ancora molto, molto cara.
Si tratta di “do they know it’s christmas?”, pezzo più video ralizzato da Bob Geldof  per le popolazioni africane, con la partecipazione dei cantanti e cantautori più famosi negli anni ’80: da Sting agli U2, dagli Spandau ai Duran Duran, da Paul Weller a Phil Collins e Boy George.
Beh, quel video mi emoziona ancora oggi, tantopiù che con molti di quegli artisti ci sono praticamente cresciuta.
Ed oggi li guardo cantare, fermi nell’immagine che avevano allora, con gli occhi che ho oggi.
Occhi che ne hanno viste tante, ma che trasmettono ancora al cuore una malinconica dolcezza per quegli anni che non torneranno più.
Mi piacerebbe vederli tutti insieme adesso, anche se non so se proverei più gioia o rimpianto soffocante.
D’altronde il tempo è volato anche per Tony Hadley e Simon Le Bon. Li ho cercati su Google.
Sono miei coetanei, oggi un po’ imbolsiti e segnati dal tempo.
Osservandoli (mi credete, vero?) ho provato affetto.
In fondo loro sono un po’ me, la ragazza che negli 80 stava vivendo un periodo complicato, ma pieno di speranza e voglia di fare.
Poi il tempo si snocciola in giorni non sempre all’altezza, e ci si ritrova  a fare bilanci che non quadrano mai.

Band Aid – Do they know it’s Christmas?

Blog chiuso per ferie

Era nell’aria.

Per un po’ (onestamente non so per quanto) mi trasferisco su facebook, dove posso alternare la nobile arte del cazzeggio alla trattazione di argomenti seri.

Molti di voi sono già lì, mentre alcuni, particolarmente riottosi, si rifiutano di entrare in un social network.

Siccome ho bisogno di mandare cervello e problemi in vacanza, per adesso preferisco che sia così.

Se ne avete voglia, potete trovarmi  da quelle parti come Nico Letta, e-mail “testabislacca@gmail.com”.

Tutto questo parlarmi addosso, e parlare di chi non meriterebbe nemmeno lo spreco di un  neurone, ha prodotto in me una stanchezza mortale.

Baci, e a presto.

Buone azioni

Procura di essere sempre sincero, salvo quando sia necessario mentire, e di non causare inutili preoccupazioni.
Sì, è vero che alcune sere fa, in un negozio, ho avuto la sensazione che gli abiti mi venissero tutti sopra, o che io andassi addosso a loro, ma la cosa è durata meno di un minuto, e c’era tanta di quella gente che, fossi anche stramazzata al suolo, non se ne sarebbe accorta, calpestandomi. Soprattutto non sono malata, ergo tutti buoni.

Procura di tenerti alla larga dalle  tante piccole e  misere vittorie di Pirro che la vita ti offre su enormi vassoi d’argento.
Certo,  posso averti dato la sensazione di essere  stata ostile. Beh, francamente lo sono stata, anche se, col passare degli anni, sto imparando, a fatica, la difficile arte della diplomazia. Tuttavia percorro la mia strada a testa bassa, come i muli caricati “a spezzare”. E il passato è passato.

Procura di mantenere la calma anche quando le condizioni esterne ti porterebbero ad imbracciare un fucile.
Lo so, una volta ero impulsiva cento; oggi lo sono venticinque, ma quando ritengo che la misura sia colma, anzi quando percepisco a pelle, perchè non ragiono, che le bocce stanno per traboccare, tiro un respiro lunghissimo e sento il cuore che mi rimbomba dentro, mentre le fitte allo stomaco si fanno più acute. Nessuno è perfetto.


Procura di dare a tutti un’altra possibilità, o almeno un minimo di ascolto, perchè generalizzare è roba da sciocchi.
Ok, malgrado gli sforzi buonisti penso che gli uomini intesi come maschi siano sostanzialmente paraculi, vigliacchi, bugiardi e superficiali. Quasi tutti, via. Una buona parte. Facciamo fifty e non se ne parli più. Però, per favore, evita di raccontarmi la storiella…sì, quella: non ci crede più nemmeno cappuccetto rosso.

Procura di ricordare sempre tutte le “perle di saggezza” che conosci, e di renderle attuabili.
Nonostante vada ripetendo tra me e me che se le fondamenta sono solide il vento non farà danni ho inciampato.

Inciampato, sì.
E son caduta col sedere per terra. Tutto bene, per fortuna: sotto sono ammortizzata a dovere.
Quindi mi sono rialzata con circospezione (ricordo un’altra perla che recitava: guardati sempre le spalle), ho dato una spolverata sommaria alla gonna…no…pantaloni, ho guardato la tua mano protesa ambiguamente verso di me, l’ho stretta con vigore, alla maniera di un energumeno, e me ne sono tornata sulla retta via.
Dopotutto mi pagano per questo.