quattro venti

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Il demiurgO piantava fiori e bombe che prima o poi sarebbero esplose.

Prima o poi.

Una vita ad aspettare l’elargizione di zuccherini, uno ogni tanto, o colpi di rasoio.

Sperando nel taglio decisivo, per accelerare l’agonia.

Dopo mille morti attese, invece, un risveglio tardivo.

Seduta composta – come si conviene a un donnino perbene – espressione compunta/solenne, pelle sciupata dal passare del tempo, “ella” attende la risoluzione, anche se i conti non son tornati mai.

In fondo – si dice – la vita può sorprendere, può farti un regalo che non ti aspettavi.

Un regalo bello: chiamalo pure risarcimento, perchè è il suo nome.

Però i conti non tornano, e la mannaia non arriva mai del tutto inattesa.

Tu seminavi timide speranze mentre il demiurgO ti piantava dentro fiori e bombe che sarebbero esplose.

Prima, o poi.

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dimmi ciao

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Cara Morte, compagna ineludibile delle nostre vite più o meno irrisolte, vorrei dire a te, e vorrei che mi ascoltassi.
Ti dipingono fosca, nera, implacabile, e in fondo è così.
Però, ecco, sarebbe bello se potessi cambiarti un po’ i connotati, così come le modalità di “prelevamento”.
Noi, tutti, scioriniamo le nostre esistenze secondo le possiblità che ci sono concesse, e quelle che ci concediamo.
“Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi state pronti, perché nell’ora che non immaginate, il Figlio dell’uomo verrà”, Matteo, 24, 37 – 42, 44.
Vedi, Signora, e scusa se ti do del tu, a me non spiacerebbe sapere quando mi toccherà espatriare, dopotutto.
Non vorrei sapere come, ma (consentimi il volo di fantasia) mi piacerebbe che tutti, e lo sottolineo, avessimo la possibilità di decidere il punto di non ritorno della nostra stanchezza esistenziale.
Esclusi, beninteso, gli ottimistoni e i teorici della bellezza (e dell’utilità) della vita ad ogni costo.
Gradirei, e lo scrivo a titolo strettamente personale, una sorta di cartolina di avviso, sì che io possa prepararmi a cambiare pianeta.
Sarebbe carino, inoltre, che incidenti e malattie lasciassero il posto ad una sorta di spegnimento graduale ma indolore: come quando le batterie si scaricano.
Ed estremamente consolatorio sapere di spegnersi (off) per riaccendersi altrove (on), magari uniti come lo si era in questa vita spesso grama.
Per cui, comprendi, andarsene diventa necessario: è sempre accaduto e sempre accadrà.
Solo, andrebbero cambiate totalmente le regole, perchè quelle vigenti sono francamente angosciose.
Un po’ come si era augurato anche Dalla:”e senza grandi disturbi qualcuno sparirà“, estendendo il privilegio anche a coloro che non sono furbi o cretini ad ogni età.
Io sono qui a comunicare con te, Signora, e non so nemmeno se te ne sei accorta.
Forse ti ho chiesto più della luna nel pozzo, ma se non posso sperare, nè dolermi della mesta caducità della vita, mi consento da sola, senza permessi, di sognare che anche le tragedie possano ammantarsi di quieta fiducia in un appuntamento collettivo altrove: di sicuro in un posto più sereno di questo.
My best regards, tanto tu capisci tutte le lingue ma, ahitè, ne parli solo una.

ciechi

buio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cosa è veramente importante balena a tratti, e scompare subito dopo per un numero imprecisato di giorni.
Le incertezze spicciole, le incertezze grandi si intessono con le nostre fibre corporee e nutrono quelle mentali, cosicchè il balcone d’angolo di un appartamento al primo piano, sfitto da anni, ci appare come l’anticamera del paradiso terrestre.
Non più lindo, non ancora insultato dal tempo: potenzialmente carico di promesse di vita buona.
Continuare a percorrere la strada di sempre è limite e risorsa: il balcone al primo piano è ormai alle spalle, e davanti si intuisce solo un orizzonte da inventare.
Passo dopo passo, nessun timore del freddo assassino, passo dopo passo ci si immerge nella nebbia di sempre.
Senza riferimenti, senza coordinate.
Ciechi com’è cieco chi non ha mai visto il sole.

Serj Tankian – Occupied Tears

un quarto d’ora

  Magari un quarto d’ora di tempo
del mio del tuo tempo
del tempo di tutti e di nessuno
magari un quarto d’ora potrebbe far la differenza.
E un angolo acuto penetrarti
colpir le parti molli
farti sanguinare lacrime e veleno.
Quindi corri vai via scappa
scappa lontano da occhi e sorrisi assassini.
In un quarto d’ora ce la fai.

Lucio Dalla – Milano

e sia.

Ogni giorno, quando apriamo gli occhi, sappiamo già che ci aspetta una giornata di lotte, di amarezze, di castelli di carta che volano via al minimo soffio di vento.
E sappiamo che certe persone, importanti per noi nel tempo che fu, sarebbero felici di vederci affondare  in un mare di guano.
Così, solo per il perfido gusto di dire a se stessi che “avevano ragione”.
Come se ragione e torto fossero abiti visti in vetrina, acquistati e indossati. Semplicemente.
Il periodo natalizio si conferma infame, ancora una volta.
Alla faccia dei buoni sentimenti così stupidamente sbandierati per farsi belli.
In fondo non c’è una gran differenza fra tante piccole delusioni  e una fine fintamente trionfale.

 Depeche Mode – It doesn’t matter   two

aspettando?

Un pensiero timido e pudìco per tutti quelli che, durante le procelle della vita, hanno sperato, o solo sognato, che l’Amore potesse esistere davvero.
Che magari ci hanno creduto, finendo per sbattere il naso fino a vederlo sanguinare.
Ammiro molto chi si veste di scettico distacco: io stessa ci ho provato, riuscendoci solo a metà.
Questo rigurgito di blando sentimentalismo non cambia di una virgola le certezze ormai acquisite quasi come patrimonio genetico.
Me ne sto qui, tranquilla, con la mano sul pugnale che ho in tasca.
Il beneficio del dubbio è un’ipotesi possibile, ma se la persona più gentile e ammodino si accomiatò pronunciando parole cattive,  il beneficio sarà parziale per forza di cose.
Tuttavia assaporo la mia ritrovata libertà, anche motoria, e chiudo gli occhi con l’ombra di un sorriso che non conoscerete mai.

Neffa – Aspettando il sole