Imaginer

E mi porto dentro un sogno.
Vissuto per poco
come i sogni.
Mi porto dentro un sogno
il suo odore
i sapori
l’aria che ho respirato.
Mi porto dentro un sogno
più vero della mia vita
di giorni che mi daranno un tramonto
ma la pace no
perchè essa è per chi sa capire
apprezzare
accogliere.
Ed io non sono pronta.
Ne ho piene le balle dei deliri di finti poeti che sparano o vomitano parole sconnesse.
A riprova di ciò mi sono autocitata.
L’arte è altro. L’arte è altro-da-me.
Se serve solo per sfogare gli impeti dell’anima in fermento va più che bene la pagina di un diario, o un post con poche pretese.
E ho piene le balle degli ottimisti a tutti i costi, e delle catastrofiste par mio: quelle che hanno fatto del disfattismo il loro vessillo.
Si potesse sciorinare la vita come viene, senza atteggiamenti confezionati, condizionati da speranze che non hanno più motivo di esistere…
Eppure sono ricaduta nella trappola un’altra volta, nonostante una fortezza di buoni propositi.
E il mio message in a bottle si è perso nell’oceano sconfinato delle possibilità abortite.