a ciascuno il suo

 

FotorCreated

Hai presente quella sensazione di precarietà che ti fa sentire sull’orlo di un precipizio, quell’angoscia sorda che ti stritola lo stomaco e sale verso la gola, impedendoti di respirare?
Noi puoi fare altro che annaspare, piegata su te stessa, con il corpo in difficoltà e la testa che non collabora.
Vorresti morire, se la morte fosse solo lo spegnimento temporaneo del sistema in stato di allerta.
Vorresti fare le cose più assurde e impossibili: tornare indietro, molto indietro nel tempo, magari nella pancia di tua madre per decidere una sorte diversa. Oppure davanti a quell’altare che ti vide convinta e pronta per una vita diversa.
Ma tu eri convinta ma non pronta, a certe cose forse non si è pronti mai.
Magari scegliere un momento “buono” fra la miriade di periodi pessimi che continuano a svolazzare sulle tue spalle come corvi, e tu sei assolutamente lucida e assolutamente disperata; assolutamente inane al cospetto della sensazione di disastro incombente.
Una sensazione che a tratti si fa certezza, e ti fa prendere in pochi secondi cento decisioni diverse che non porterebbero a niente, e tu lo sai.
Quindi guarda avanti, soldatino in divisa blu di poliestere.
Guarda il tuo futuro con la schiena contro la schiena del letto.
Dietro l’armadio c’è l’inferno.

oddity

  Se oggi parlo di te è perchè sei diventato un ricordo senza emozione.
Avevo smesso: qualcuno me ne dia atto.
Avevo smesso ed ho ripreso brevemente per scrivere the end con i caratteri un po’ arzigogolati dei film di una volta.
Oggi, adesso ho gli avambracci appoggiati alla finesta: il viso a sfidare l’aria fredda di questa notte prenatalizia, le terga al caldo.
Nel buio blu scuro di questo cielo stellato posso vedere scorrere il mio futuro, cioè quel che resta: come un film visto e rivisto.
E dire che io son quella che, come Paganini, non ripete mai.

David Bowie – Sound and vision

tempi moderni

  Avrei voluto scrivere dell’ultimo film di Woody Allen, visto a casa, in streaming, in lingua originale con sottotitoli.
Film più che discreto, ma non all’altezza dell’Allen migliore, a mio avviso il primo.
Avrei voluto dirvi delle mie ultimissime vicissitudini: quelle che mi hanno spiazzato e proiettato in una sorta di tunnel alla fine del quale non vedo che un fioco barlume di luce.
Mi soffermerò brevemente, invece, sull’incattivimento crescente delle persone: quelle che non conosci, e per caso incontri per strada.
Ieri ero a Bari per sbrigare alcune incombenze.
In auto, aspettando che mio figlio portasse via quello che aveva lasciato nella casa in cui ha abitato per poco più di due mesi, vedo passare sul marciapiede un signore anziano, con un piccolo cane al guinzaglio.
Dopo poco sopraggiunge un ragazzo dall’aria parecchio alterata, che apostrofa l’anziano con arroganza, augurandogli di essere obbligato a pagare almeno tremila euro per il possesso della povera bestiolina.
Poi, proseguendo a camminare a passo sostenuto, continuava a ripetere ad alta voce perchè mai dovesse essere costretto a schivare “quelle bestie, non bastassero i vecchi”.
Io ero in auto, ma se fossi stata a tiro avrei aggredito (verbalmente) quel bifolco inurbano.
Dopo poco inizio a sentire strombazzare un clacson in maniera forsennata: sinceramente non pensavo che potessero avercela con me.
In effetti lo spazio davanti al portone dell’ex casa di mio figlio è riservato ai disabili, ma non c’era un posto nemmeno a pagarlo, quindi ci siamo fermati lì solo per poco.
Dall’auto scende una donna dall’aspetto villano e volgare che inizia ad apostrofarmi con fare molto maleducato.
Provo a chiederle un minuto solo di pazienza: la risposta è una serie ininterrotta di minacce ed invettive.
Metto in moto e faccio il giro dell’isolato per tre volte: finalmente Riccardo ha portato giù le sue cose, quindi mi fermo una decina di metri più avanti, carichiamo il bagagliaio e schizziamo via, mentre la “signora” continua a sbraitare di denunce (?), e di “se passa di nuovo prende tante mazzate”.
“Viviamo strani giorni”, avrebbe cantato Battiato.
Io non so, onestamente, se questi tempi siano più strani o profondamente incivili.
Posso dire solo che non mi piacciono affatto, e che la mia pervicace insistenza a rispettare le regole sembra, ormai, solo una vecchia abitudine demodè.

Franco Battiato e Carmen Consoli – Strani giorni