A serious woman

Ci sono film i cui protagonisti fanno scattare in noi dei processi identificativi che ce li rendono immediatamente familiari.
Il professor Gopnik, che insegna fisica in un’università del Midwest, è un uomo che sembra subire la vita, la moglie, i figli menefreghisti e perfino il fratello un po’ scemo, che vive con loro.
Onesto e lineare, a volte sembra dare poco peso alle ritualità della religione ebraica alle quali, invece, è ipocritamente ligia sua moglie, anche quando all’improvviso gli confessa di avere una storia con un comune conoscente e gli chiede di poter ottenere un divorzio religioso (un corrispettivo della nostra Sacra Rota?).
La “banalità del bene” di Larry Gopnik viene scalfita da un tentativo di corruzione da parte di uno studente che gli nasconde del denaro sotto la scrivania dopo averlo invitato a truccare il risultato di un test andato male.
Padre non ascoltato, marito ripudiato per un uomo ritenuto più pragmatico, uomo un po’ infantile dalle mille indecisioni, chiederà aiuto a tre rabbini  affinchè gli indichino una strada da seguire per salvare il suo matrimonio e il ruolo di uomo invisibile interpretato fino ad allora nella vita.
Per diventare finalmente un mensch, cioè un uomo serio.
Commedia amaramente sarcastica, dramma celato da battute che diventeranno cult.
Gopnik paga caramente le sue poche deviazioni dalla via maestra: il destino punisce in maniera esemplare chi sgarra anche solo una volta, e lo fa con più gusto e accanimento.
Io, nel mio piccolo, ne so qualcosa. Peccato che non sia mai stata un asso in fisica.
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