disvelazioni

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Sempre più spesso spero in un alieno che possa salvarmi la vita, portandomi via dalla quotidianità appiccicosa di sudore e impegni mal digeriti che, forse, non mi spettano nemmeno.

Non nel modo talebano che ho io di intendere, ancora, il sacrificio di me stessa causa mala educación, cioè veti atavici e conculcamento sistematico di spirito e coscienza, ammantato di concetti religiosi e morali belluini.

Il duro lavoro di ogni giorno premia i miei sforzi tesi alla liberazione della “me” soffocata troppo a lungo.

Ché, se così non fosse stato, quel maledetto treno non l’avrei preso mai.

Sfidai quello che mi era sembrato un capriccio mascherato da apprensione ed esibii, tronfia, il mio biglietto, andando incontro all’apoptosi anticipata di un sentimento bello, vero, pulito.

Ero la cattiva maestra di me stessa, e non me ne rendevo conto.

Accadeva tanti anni fa: da allora, in qualche modo, non sarei stata più quella di prima, nel bene ma soprattutto nel male.

Ho pagato, com’era giusto, ma credo mi sia toccata la sorte di dover scontare una pena superiore all’entità del reato.

È così che si impara a stare al mondo: sbagliando, sbagliando, sbagliando.

Poi, però, bisogna rialzarsi e tentare il recupero del buono rimasto e, davvero, non è fondamentale impararlo subito.

Importante sì, ma non fondamentale.

Ieri guidavo distratta verso il tramonto.

Sarebbe stato fantastico veder sparire gli alberi, le rade costruzioni, la strada, e ritrovarmi sospesa nell’aria con lo sguardo puntato al globo di fuoco che spariva piano dietro le colline.

Dietro casa: quella che ogni giorno aspetta il ritorno del mio corpo.

Il tramonto quotidiano me ne ricorda altri, forse un paio, e il cuore si fa piccolo e arso come un grano di sale.

Adesso tengo la porta chiusa, quando le memorie bussano, e mi allontano in fretta da me, illuminata dalla luce morente che mi lambisce appena le spalle protese in avanti, e le gambe veloci.

John De Leo – Io non ha senso

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l’aliena avverbiale

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A volte ci si sente in panne, anche senza motivi eclatanti. Ho conosciuto giorni peggiori, eppure mi muovo, molle e piuttosto demotivata, lungo i sentieri tortuosi della  vita.

Stasera è arrivata la botta di malinconia. A tradimento, perchè i colpi più tosti sono sempre inattesi.
Ed io continuo a camminare, molle e piuttosto demotivata, lungo i sentieri tortuosi di questa vita che mi sfianca e mi mangia l’energia necessaria ad andare avanti.

Ma andare doveCome? Soprattutto perchè?

Intanto ci sono i doveri. Poi le responsabilità, mille fiati sul collo e le recite a beneficio di chi non dovrebbe sapere nemmeno se ho fatto la spesa oppure se ho deciso di lasciarmi morire d’inedia.
E la voglia, insopprimibile, di mandare tutti al diavolo.

In un attimo di reflusso mentale acido ho ri-ri-ripensato di distruggere questa pagina web. Poi non l’ho fatto: meglio continuare a essere me stessa quisenza pretese, che tornare a interpretare le macchie di Rorschach sentendomi un’idiota.

Mentre scarabocchio  spalmo occhiate veloci sulla manciata di vecchie foto tirate fuori di fresco, chè con gli ossimori ci vado a nozze.

Intanto gli incroci delle rette tracciate in questo mondo parallelo, che ci vedono amici, confidenti e poi


niente, sbiadiscono piano come le scie degli aeroplani nel cielo.
Eppure vi porto tutti nel cuore, e ognuno ha il suo posto.

Stasera avrei bisogno di un miracolo, o di una sbronza magistrale.

Baustelle – Il Vangelo di Giovanni

tracce di me-moria disgregata in mille puntini luminosi

spiabn

Torna l’estate, il mio lungo san Silvestro: straccio di tempo agognato e temuto, se deve voler dire vivere scollegati, lontani nel cuore, lontani dal cuore. Ma torna, l’estate, e le parole e gli abiti si fanno colorati come gelati alla frutta.
Vesto bianco, scrivo verde o rosa, penso luccichio e trasparenza di vetrata che separa mille gusti dai miei occhi pieni di desiderio.
Ma come ho potuto?
Tempo perchè…tempus fugit. Non credo sia grave, ma è un altro anno, un altro pezzo di me che lascerò in fondo al mare. E sarà stato un altro inutile spreco, uno schiaffo alla vita, a questo enorme contenitore che riempiamo di illusioni e battaglie perse.
Eppure ero io, la stessa di adesso.
Non lo fa apposta, l’estate. Ci passa sopra, ci attraversa, a volte ci lascia in ginocchio, stanchi e perplessi. Carichi di ricordi mediocri, di overdose di affetto familiare e tolleranza messa a dura prova, di oggetti da portare via nelle tasche o nel cuore. Un ultimo sguardo alla lama azzurra all’orizzonte. La promessa di tornare finchè sole non ci separi, e invece arrivederci.
Ti conosco molto più di quanto tu conosca te stesso.
Ancora una volta, miracolo bifronte, mi volterò indietro per un attimo solo. E sarò in mille universi paralleli.

Janis Joplin – Summertime