metti, ma anche no

buon

Metti una sera di pioggerella insistente e cielo coperto, per cui la super luna non ha potuto ammaliarci.

Metti un viaggetto in direzione Bari Palese per il ritorno quasi notturno della nipote, fra elucubrazioni, sospetti e meste conferme.

Metti la nipote più piccola, che, non fosse stato per le sue battute di spirito, saremmo sprofondate in un pozzo di malumore: sua madre trascinata da me.

Metti un finestrino rotto a sorpresa dal cognato e le imprecazioni della sorella, costretta a scendere sotto la pioggia ad ogni casello.

Metti una serata che sarebbe stata piacevole se non avessi l’insanissima propensione ad infilarmi in vicoli ciechi e situazioni ai confini della realtà, per cui quando il quadro generale si presenta, nitido, nella sua interezza, rimango stordita come se mi avessero colpita con un bastone in fronte.

Metti questo, metti quello.

Sto sviluppando una profonda antipatia per i “social” che, piuttosto, definirei piazze virtuali in cui il pettegolezzo, anche cattivo, la fa da padrone.

L’uso parsimonioso e intelligente rimane l’unica condizione per potercisi fermare: avendo chiaro il concetto che della parola “amicizia” si fa uso e abuso.

La vita è altrove, l’amicizia vera si nutre di presenza e lealtà.

Cose di altri tempi, insomma.

La nipote atterra passate le 23, bella e sorridente come sempre, ed io penso a mio figlio in terra polacca, che a Natale non verrà, rendendomi le feste ancora più invise.

Decisamente non è un periodo grandioso, ma mi sono resa conto di avere una qualità che ha un nome che non conoscevo: resilienza.

Morrissey – November Spawned A Monster

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2 pensieri su “metti, ma anche no

  1. La vita è altrove, lo sono molte cose, magari qui accanto defilate dal mondo virtuale: però lo influenzano. soprattutto se sei serio e sincero lo influenzano. Viene da lì la piacevolezza o meno di quel che si legge, l’essenza profonda anche delle pagine come queste tue.
    Io ho accompagnato a Catania Fontanarossa il mio ragazzo su per giù alla stessa ora. direzione Bologna, pioveva a dirotto e sentivo freddo dentro.
    La tua resilienza come la mia si è costruita fisiologicamente, penso sia una mutazione obbligata di un istinto vitale forte massacrato da anni di lotte e pedate in culo. Pensare che il tutto possa essere mitigato o metabolizzato tramite i social è pazzia Nico: i social sono niente, sono aria fritta tutti. I Blog si salvano, quando si salvano, solo per qualità intrinseche loro proprie, solo se vengono protetti dalla giungla crescente attorno. Solo se la scrittura ha trovato il modo di far uscire fuori la sintassi interna che ognuno di noi possiede e che tende a sfuggirci di mano. L’abuso della parola sacra “amicizia” ne è un esempio perfetto. Salutiamo.

  2. Caro Enzo, i tuoi commenti mi spiazzano spesso, perchè mi fanno sentire l’anima “fotografata”.
    Noi veniamo da tempi diversi ma ci siamo adattati facilmente alle modernità, salvo, poi, renderci conto che avevamo solo creduto di esserci adattati.
    Giorni fa ho usato un termine forte, per definire i cosiddetti “social”, che di sociale hanno ben poco.
    Certo, ognuno ne fa l’uso che vuole, ma è quasi fatale che ci si faccia contaminare da istanze assude, ridicole.
    Perchè i calci in culo a noi hanno insegnato che vivere è altro.
    Prima o poi passo a trovarti, ricordando il web prima che si imbastardisse oltre ogni misura.
    Nel frattempo, con affetto, salutiamo.
    :**

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