sogni demodè

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Sì, giuro che era meglio, e nemmeno tanti anni fa.

Avevo la mia corazza simil cinica pronta ad aprire una breccia a lui, che è stato esecutore e testimone di un momento cruciale della mia vita.

Lontano da me anni luce eppure vicinissimo, cordiale, amichevole.

E’ rimasto quiescente per anni e se penso alla mia idiota ingenuità da ultracinquantenne picchierei la testa contro il muro.

Era un sogno, ne ero conscia, ma sognare l’impossibile mi aiutava a vivere e a sopportare il tedio e la monotonia di giorni tutti vergognosamente uguali a se stessi.

Ho affermato sempre di “schifare” l’amore, ma era un po’ come la favola della volpe e l’uva.

In realtà a non essere matura, cioè pronta, cioè commestibile ero io, col cuore ferito da sempre e la paura che qualcuno potesse stringermi per poi accantonarmi come un pupazzo rotto.

Chi si avvicina a me pensa di vedere, forse, un essere selvatico, in perenne stato di difesa.

Non è facile, non è allettante.

Ma finchè si sogna ci si può permette il lusso di pensare ad eventualità tanto remote quanto, perché no? almeno possibili in parte.

Così, Baustelle quasi a palla, sorpassavo il polo siderurgico e mi immettevo sulla statale che porta a casa dell’amica mia.

Dove avrei trascorso una serata bella e illusa; da dove sarei andata via con un’immotivata gioia dentro.

Un bel giorno, mentre siamo lontane anni luce da agognati fantasmi e storie ai confini della realtà, ci capita di conoscere “uno vero”, cioè possibile.

A fatica abbassiamo le difese, ed è una strage.

Ma aver abbassato le difese vuol dire soprattutto aver sperato che l’altro ci ca-pisse, com-prendesse, ac-cogliesse.

Le storie di tutti i giorni sono sicuramente più banali delle favole che ci raccontavano quando eravamo bambine ingenue.

E vissero felici e contenti.

Chi non ci ha creduto nemmeno una volta alzi la mano.

Intanto la vita ingrana le marce come un’auto di formula 1, e se non stai attenta a scansarti  ti riduce in grani di sale.

Sarò inguaribilmente demodè, ma sognare l’impossibile mi faceva addormentare col sorriso sulle labbra.

Tanto tempo fa.

Rachele Bastreghi – Senza Essere

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3 pensieri su “sogni demodè

  1. Non succedeva da circa 8 mesi, ero stato bravo ad usare la corazza. L’ultima volta l’avevo revisionata e, nel farlo, mi ero procurato alcune ferite, ricordo di quella profondissima di un secolo prima. La testimonianza dell’altro, il segno di un’altra vita lasciata nella mia andava risolta a meno di non morire. Mi ero detto.
    Minchiate! Se guardo indietro 40 anni si raccolgono in una manciata di giorni, sempre gli stessi, sempre irrisolti. Eppure ieri davanti alla tomba di mio padre avevo avuto un presentimento – Papà mi hai fregato ancora una volta – e le ho telefonato dopo 3 anni.
    -Pronto?
    – Ciao sono io – silenzio incredulo.
    – Ciao, sei tu? Proprio tu? La voce non è cambiata.
    – Nemmeno io. Ti telefono per dirti che ti amo. E’ una cosa terribile e meravigliosa assieme.
    – Non ero pronta
    – Forse nemmeno io. Adesso è tardi per quasi tutto.
    – Ciao
    – Ciao. No addio Enzo
    Le favole non si schivano, ti arrivano addosso e poi quasi sempre svaniscono. Siamo rotti dentro questo è, passano 40 anni e la cicatrice sta lì a guardarti, diventiamo demodè così, impreparati così, cambiati dentro così.
    Ho imparato a sognare, non è un regalo che lei mi ha fatto? Sogni impossibili, mi vedi Nico? Ho alzato la mano sono qui in fondo con la mano alzata, Rachele Bastreghi in sottofondo e questo maledetto post che ha sfondato gli argini. Ho persino un sorriso stampato sulle labbra nonostante la quasi certezza di non essere accolti, compresi e tutto il resto. Restiamo rotti dentro…ho pensato che scrivo per questo e, chissà, tu forse fai lo stesso. Avevo bisogno di dirlo a qualcuno e ti ho riempito la pagina ma non penso di averti fatto male, non c’è dolore, non c’è male a sognare storie impossibili. Salutiamo

  2. No che non c’è male, e mi dispiace di aver letto solo ora.
    Riempi tutte le pagine che vuoi: quello che scrivi ha un senso, vivaddio.
    Non sapevo fosse morto tuo padre.
    Non sapevo avessi ricontattato un amore così lontano.
    Di solito i ritorni portano solo malinconia e senso di inadeguatezza, in una storia che il suo tempo lo fece quando eravamo giovani e pieni di speranza.
    Forse non tanto pieni, ma di sicuro più di adesso.
    Siamo cambiati tanto, ma nello stesso tempo siamo sempre gli stessi.
    Io sto provando a riconnettermi con la vera me, sepolta da qualche parte.
    Forse potrebbe essere la salvezza.
    :**

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